Carnaroli alla ribalta – settore in crisi: grazie OGM, grazie Ministro Clini
22 Marzo 2012
Gropello Cairoli, 21 marzo 2012, primo giorno di Primavera
In questi giorni la stampa si è scatenata su un’affermazione poco felice del nostro Ministro Clini sull’importanza dell’OGM, citando il Carnaroli ma in modo improprio.
La dichiarazione di un personaggio autorevole nella sua funzione, dovrebbe tenere conto degli effetti che può provocare, specie se la notizia non risponde al vero.
Poco importa se detta per ignoranza (scarsa conoscenza) dell’argomento.
Ogni evento, anche se negativo, è comunque un’opportunità che può essere trasformata in una forte leva a nostro vantaggio. (E’ il principio dello Judo che è basato sullo sfruttamento della forza dell’avversario)
A Gropello Cairoli, nel pavese, in un’oasi di natura incontaminata (il termine va preso per quello che può essere oggi, visto che anche sull’Everest troviamo tracce di inquinamento) vi è un’azienda agricola che coltiva l’autentico Carnaroli.
Chi meglio di Dino Massignani, responsabile della Riserva San Massimo, poteva “illuminarci” sul riso Carnaroli?
Siamo andati a trovarlo, ecco cosa ci ha detto:
“Certo che -con tutto il rispetto per la persona e la carica che rappresenta- il Ministro Clini ha perso l’occasione per starsene in silenzio. Con questa dichiarazione da incompetente sull’argomento specifico ha danneggiato quelle aziende che stanno cercando di stare a galla proponendo e tutelando i risi di qualità, tra cui il Carnaroli autentico.”
Ben contenta è la grande distribuzione e le riserie venditrici di riso generico “Carnaroli”, perchè aumenterà la domanda di questa tipologia di riso.
Dire che il Carnaroli è una varietà derivata da un incrocio modificato geneticamente è veramente ridicolo.
Se così fosse sarebbe molto più semplice coltivarlo e chiunque lo produrrebbe in qualsiasi contesto, come gli altri risi, invece così non è.
Il Carnaroli è un incrocio tra due varietà, il vialone e il lecino come normalmente avviene su qualsiasi altra varietà di riso incrociata; l’essere OGM vorrebbe dire essere resistente ad attacchi funginei, produrre molto, in qualsiasi condizione climatica e luogo.
L’altezza dello stelo di 170 cm lo porta a facili allettamenti (n.d.r. : ripiegamento degli steli verso terra a causa del peso del vento) e pertanto sarebbe sicuramente stata ridotta l’altezza della pianta, ma cosi non è stato.
Il fatto che l ‘ENTE RISI (n.d.r. Recita lo statuto: L’Ente Nazionale Risi svolge un’intensa attività che mira alla promozione e alla tutela del settore risicolo italiano) non abbia
ancora preso una posizione a tutela della varietà, sinceramente non mi stupisce più di tanto anche perché il prezzo del riso della stagione in corso è dovuto ad accordi tra le grandi riserie che importano navi di riso in quantità mastodontiche, navi complete, e propongono sugli scaffali, confezioni dove oramai la varietà del riso non è più menzionata, dove all’interno ci può essere qualunque varietà di riso, dove il nome sulla confezione è solo una indicazione per il compratore.
Il consumatore attento che cerca la tracciabilità e la qualità del prodotto riso non ha alcuna garanzia.
Gli accordi tra riserie -agevolata dalla carente normativa- purtroppo penalizza i produttori italiani che ormai difficilmente riescono a coprire i costi di produzione e sono costretti a togliere il riso ed a “piantare pannelli solari”…o svendono i terreni.
Il riso prodotto in Italia nella stagione 2011 è stato come quantità inferiore alle produzioni del 2010 annata storica per la spunta dei prezzi del riso.
Le multinazionali del riso, non dovendo dichiarare al consumatore la provenienza del prodotto, ovviamente tende a non comprare il riso italiano ma quello che costa meno, da dove proviene poco importa. (Il prezzo medio pagato al coltivatore è 33 Euro al ql – 0,33/kg…sullo scaffale arriva decuplicato)
Il prezzo del riso, a causa della minor richiesta sul mercato interno è ancora in calo, sotto la soglia di sopravvivenza dei risicoltori.
Un’altra minaccia alle nostre risaie è l’aumento di richiesta di “foraggio” per gli impianti a biomassa.
Nota:
l’Italia continuava ad essere sanzionata dalla comunità europea per una scarsa produzione di energia rinnovabile e quindi sono stati offerti incentivi molto alti ad aziende e società disposte ad investire in centrali di bio gas alimentate con scarti di cereali per produrre energia, poi messa in rete ma pagata dal cittadino in bolletta con una accisa detta “energia rinnovabile”.
Il problema di queste centrali, approvate senza porre limiti, (nel raggio di 10 km da Gropello Cairoli, ce ne sono 7 e altre già approvate, solo da costruire) è che
l’approvvigionamento avviene con mais di prima scelta. E siccome il contributo statale sull’energia è talmente alto (tanto lo paga tutta la comunità in bolletta), queste
società devono garantire l’approvvigionamento all’impianto e possono offrire, per l’acquisto del mais cifre ben piu alte del normale prezzo di mercato, salito del 100% in due anni).
Si è innescato una catena di aumenti anche per gli altri coltivatori: concimi e diserbi dal 2010 al 2011 sono aumentati del 35 %.
A poco a poco si stanno spegnendo i luccicanti specchi d’acqua a favore del mais.
Si ride sempre meno, il riso è sempre più amaro.
Sono sparite le mondine, non si sentono più i loro canti e nemmeno più si sentono le rane gracidare.
Giuseppe Danielli
Newsfood.com





