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Selfie Italia di un italiano, convinto europeista: pregi e difetti con tanti dubbi…

Selfie Italia di un italiano, convinto europeista: pregi e difetti con tanti dubbi…

By Giuseppe

Selfie Italia di un italiano, convinto europeista: pregi e difetti con tanti dubbi…

ALCUNI FATTI EVENTI DATI APPARSI SULLA STAMPA RECENTEMENTE… UN POT-POURRI ALL’ITALIANA

Nico da Comolonia
Milano, 22 aprile 2021 
 
Credibilità del BelPaese. Niente miracoli ma opere di bene per gli italiani. Draghi superi mal di pancia e prebende. Sacrifici proporzionali e non lineari. Sostegni crescenti per chi ha patito di più.  Prima le riforme chieste dalla UE. Poi la spartizione del miliardi. Prima gli “asset top” italiani: salute dei cittadini, creazione di nuovi lavori, assunzioni-occupazioni legate ai finanziamenti a fondo perduto per le imprese.
Non è assolutamente giusto e corretto essere negativi in un momento molto difficile per il nostro Paese, il BelPaese come molti lo chiamano. Ed è vero. Ma la situazione sociale e civile, secondo me, ancor più di quella economica in generale, è in forte crisi.
Le persone di tutte le età sono spaventate, anche se nella stragrande maggioranza dei casi, dalle espressioni e dai comportamenti appare molto superficiale, normalizzata… si direbbe. Quello che mi preoccupa e mi fa pensare, come padre in primis e come economista domestico, è lo status in cui versa il BelPaese in termini proprio economici e finanziari e quanto sembra che nessuno abbia voglia di “cogliere l’occasione” per fare veramente un cambio di passo.
E’ brutto scriverlo, ma … mi auguro veramente che la Commissione UE sia ferma sulle norme propedeutiche delle “riforme” italiane prima di scucire anche solo un Euro!. L’insieme di questo Paese (cittadini, politici, giudici, ministri, burocrati, sindacalisti…) ha bisogno di essere messo con le spalle al muro, altrimenti fa spallucce, fanno tutti i furbetti del quartierino. Non c’è alternativa. Vince il successo quotidiano, la salvezza contingente, la pappa odierna, l’evasione immediata, le tasche personali piene.
Abbiamo vissuto 50 anni (NB: tutta la mia generazione, la più fortunata eccetto per l’intervento Fornero) sopra le possibilità: basta andare all’estero, solo in Europa, non c’è bisogno di andare in Giappone o in Canada, o in Nuova Zelanda (Paesi come il nostro),  per vedere l’enorme “discrasia economica” fra stipendi, proprietà individuali e denunce dei redditi , e stili e scelte di vita, disponibilità di spesa. Fatto salvo per tasse e imposte (almeno per chi le paga) su cui l’Italia è campione con il 45-50% del ricavo di ognuno di noi, tutto il resto non torna.
Un tedesco che dichiara da 25 anni un reddito lordo fra i 40-50.000 euro non fa le vacanze, non ha l’auto, non va al ristorante, non fa movida, non è proprietario di due case come un parigrado del nostro BelPaese. Noi siamo più bravi, moltiplichiamo i soldi, risparmiamo come formichine, raccontiamo balle, abbiamo tutti doppio lavoro e uno in nero, non facciamo la denuncia dei redditi…?
Certo la Germania ha (2019) 3850 mld di dollari di PIL, l’Italia solo 2000. Ma non è un indice solo che serve. La Germania ha il 65% del PIL come debito statale, l’Italia il 166%. C’è qualcosa che non va. Politicamente è giusto essere keynesiani se effettivamente l’incremento del debito pubblico porta più consumi, più lavoro, più produzione…, ma abbiamo visto nel 2008 e nel 2012 che l’economia va in tilt oltre un certo limite e a rimetterci sono solo i cittadini dal medio-basso reddito, (… n.d.r tutti i figli di un dio minore che non hanno un reddito certo e assicurato come quello dei privilegiati della corte del re e degli enti intoccabili, anche se parecchi isono nutili) creando ancor più disparità sociale, figli e figliastri, avvantaggiati e repressi.
Non credo proprio che questa sia la strada giusta di una politica giusta. E’ qui che si sente la mancanza di una vera e sana politica riformista, innovativa, equa.  Lo stesso dicasi per chi mira a uscire dall’euro e a sperare in una forte inflazione monetaria: certo una vera Confederazione di Paesi si fa non partendo dalla moneta unica o da una banca privata unica. Non è stata, non è la soluzione e non la sarà mai. Questo è il primo grande buco nero del continente Europeo verso tutti gli altri: inoltre il rafforzamento dell’euro sul dollaro non aiuta la nostra economia manifatturiera debole senza materie prima e senza una autosufficienza produttiva, anche in una logica di equilibrio di mercato comune europeo.
Sono in ogni caso troppe le questioni ordinarie, quotidiane, normali, semplici che la pandemia 2020-2021 ha semplicemente ripresentato in una ottica e con un peso specifico più difficile, più complesso. Non è facile per il Governo Draghi oggi trovare la quadra dei 223 mld/euro che sembrano messi sul tavolo come PNRR di ripresa del nostro Paese che in ogni caso continua a fare sforamenti di bilancio più volte nell’anno da 30-40 mld/euro a botta.  Non ci sono alternative! Due devono essere i punti base del Piano del BelPaese: priorità alle “riforme” istituzionali (quindi prima della spartizione dei soldi e delle quote)  tipo sanità, giustizia, lavoro in modo concreto, reale, immediato eliminando tutti i mal di pancia e i ricatti lobbistici, chiedendo a tutti passi indietro altrimenti è l’ennesima perdita di tempo, il colpo definitivo alla credibilità italiana.
“Non è il PIL che va a braccetto solo con il Deficit, anche i Miliardi vanno di pari passo con la Credibilità”.
Il deficit non può andare all’infinito, quindi le diverse patrimoniali sui beni privati per salvare il bilancio pubblico sarà un obbligo dettato dal patto di stabilità e dall’austerity che riprenderà nel 2023.  Ma in piena crisi, guarda un po’,  aumentano i miliardari anche in Italia, non si riesce a fare una webtax normale come per tutte le imprese, non si riesce neanche all’interno degli stessi 27 o 42 Stati del Consiglio d’Europa a non avere paradisi fiscali, cresce nel 2021 sia il saldo dei risparmi degli italiani (evidentemente grazie a chi non ha perso il lavoro perchè garantito da contratti nazionali collettivi monolitici e pubblici), crescono anche (+10%) i mutui per acquisto della casa…. acquistata all’asta o da chi è costretto a svenderla
Non è una questione di #ioapro o di #fuorieuro, è veramente una crisi sociale e civile  e trovo che tutto dipenda da una politica non in grado di risolvere le questioni ordinarie: troppi slogan, attacchi personali, scelte elettorali. La delega funzionale-operativa e le decisioni a livello “singola Regione” come previsto dalla Costituzione hanno valore se questo avvicina politica-enti pubblici al cittadino. E invece pare che sia solo un ulteriore allungamento della filiera per prebende, sperperi di denaro, doppioni di responsabilità, scarica barile  e poltrone politiche… e allora non va bene. Basta con le differenze fra Regioni autonome, speciali, ordinarie. Sono passati i tempi che le hanno dettate. Sbagliato anche rendere ancor più le attuali Regioni autonome. La soluzione è solo quella dei grandi Land e dei comuni-locali in grado di auto-reggersi.
Il cashback come i monopattini, assistenzialismo, regalie incondizionate sono tutte scelte inutili, di brevissimo respiro che non fanno altro che avvicinare il baratro del BelPaese e allontanare una speranza e certezza delle Next Generation. Basta discriminazione nei sostegni fra dipendenti e partite iva: le diversità che ci sono vanno viste in un processo di percorso separato con le stesse logiche di certificazione. La solidarietà, la resilienza e la sussidiarietà si devono concretizzare in una condivisione dei problemi generali che attanagliano tutti, anche se non direttamente.
Papa Francesco, ha ragione!  Una laicità cattolica dettata dalla fede che andrebbe ascoltata di più da tutti!  Che il PIL ritorni a crescere del 4 o 5% fra un anno è insignificante:  abbiamo perso realmente il 20% della nostra disponibilità economica e voglia di vivere, di consumare, di spendere. Bastava azzerare per un anno tutte le imposte e tasse alle sole categorie (compreso le imprese se non licenziavano)  che provavano di essere state penalizzate (ma con vero controllo del nero e della evasione) dell’anno precedente con quello attuale. Per i furbetti che  avevano camuffato il reddito precedente, sarebbero saltati subito fuori gli scheletri nell’armadio.
Lavoro (buste paga e stipendi certi): Perdita di 300.000 posti nel settore privato e 0000 nel pubblico. Questo va studiato bene. Si lancia il 110% per i superbonus ma poi ci vuole un geometra miracolato per fare la pratica correttamente e rientrare fa gli “eletti”.
Ottimo il grido di Draghi: “solo buona spesa e solo imprese che stanno in piedi”. Ma chi certifica, chi controlla? Possibile che in Regioni con “zona rossa” gli addetti ai controlli per strada (non in tutte, perché ogni città ha i suoi luoghi cult) siano sempre stati introvabili o fermi a gruppetti: non è stato possibile fare un decreto dell’Interno che portava tutte le forze disponibili ad uscire dagli uffici. Ristoranti e alberghi hanno perso 40 mld/euro: prima dei ristori, sostegni, sussidi vogliamo capire e studiare come sarà la situazione alla fine dell’anno 2021 e gli anni a venire.
La politica rifarà il danno dell’estate 2020 che non ha pensato e non ha messo in campo già gli attrezzi e gli strumenti? Che tipo di turismo avremo nel 2022 e seguenti? Forse nel PNRR ci starebbe qualche voce “ spese per next ”individuando o stimolando soluzioni che favoriscano anche un turismo diverso che necessita spazi, distanze, aperture, ambiente, cambi di orari, tempistiche, stagionalità… collegate a vacanze, ferie…. contratti nazionali, industriali, sindacati… tavoli!. Mah!
Si rafforza il dubbio che, pur sapendo bene cosa si dovrebbe fare per uscire dal pantano e stare tutti meglio… ci sia la ferma volontà a non apportare nessun cambiamento radicale.

Nico da Comolonia
in esclusiva
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