PNRR di Draghi. Diverse novità politiche e tecniche rispetto al ConteBis ma si sa ancora poco…

PNRR di Draghi. Diverse novità politiche e tecniche rispetto al ConteBis ma si sa ancora poco…

PNRR di Draghi. Diverse novità politiche e tecniche rispetto al ConteBis ma si sa ancora poco…

Milano, 22 aprile 2021

PNRR di Draghi. Diverse novità politiche e tecniche rispetto al ConteBis. Plafond di spesa in sei anni pari a 223 mld/euro. Più competenze e più riforme, più cambi di passo e più integrazione fra progetti diversi con stesso obiettivo. Si sa ancora poco  

Testo di Nico da Comolonia
Il mondo politico, imprenditoriale, sindacale e confederativo italiano sta per essere informato dal governo Draghi sul PNRR nazionale che dovrà essere in grado di recuperare i fondi europei. Non è errato scrivere così: il recovery plan non è automaticamente sufficiente, occorre “rispondere” all’Europa in merito a tutte le “norme” che sono collegate all’ultima versione del Next Generation UE.
Le regole sono prioritarie: se non ci sono riforme chiare in alcuni paesi UE, se non viene approvata la massimizzazione dei nuovi introiti richiesti dalla Commissione Europea, se non si guarda ad un investimento strutturale e  duraturo… possiamo rispettare la scadenza del 30 aprile a consegnare il faldone del PNRR, possiamo scrivere in un corretto inglese il nostro piano di interventi nazionali per la ripresa e la resilienza… ma i miliardi di euro non arriveranno, soprattutto non arriveranno tutti. Da un lato la UE ha comunicato che l’importo globale all’Italia è sceso a 193 mild/euro/in sei anni con un anticipo del 13% fra prestiti e fondo perduto e dall’altro circola la voce abbastanza vera che il PNRR italiano conta su un investimento di 222-223 mld/euro, quindi continuiamo a fare debito pubblico, ad aumentare il passivo che lasciamo a figli e nipoti senza prevedere nessun risparmio, nessuna rinuncia, nessun impegno forte per aumentare il PIL. Il vero motore che può abbassare il debito pubblico.
La Germania lo fece benissimo nel 1999-2004 con una ripresa formidabile basata proprio solo su nuovo-lavoro e nuova-occupazione. Non tutti i “pareri positivi” dei partiti che sostengono Draghi sono da considerare utili e la risposta agli italiani. Ci sono molti “risvolti” partitici elettorale e di posizione in ballo. Va bene passare dagli autoritari DPCM con molti errori ai DL Parlamentari, ma anche qui errori? Diversi medici-virologi richiamano l’attenzione di tutti sulle “aperture” anticipate o troppo permissive.
Secondo me non sbagliano, ovvero non sbagliano se chiedono gradualità, prove tecniche parziali di trasmissione di vita sociale, controlli accentuati, verifiche della polizia municipale fuori dalle calde sedi degli uffici, indagini continue dei carabinieri sui lungo mare cittadini e nelle vie delle città strette. Nei DL di Draghi si parla di chi è responsabile, chi fa i controlli, chi misura e verifica le distanze e le attrezzature allestite nei esercizi pubblici, chi vigila realmente? Non mi sembra. Aprire perché la politica, tutta, lo reclama per questioni di appartenenza o di interesse di partito è sbagliato. Ci vorrebbe più omogeneità ed equilibrio di trattamento fra chi ha perso tutto o molto (lavoro e reddito) e chi non ha peso nulla (stipendio e scrivania). E ce ne sono parecchi se circa 3,3 milioni sono solo i dipendenti pubblici italiani che non hanno perso nulla e sono circa 2,0 gli italiani che sono andati ad assommarsi alla categoria “poveri o nuovi poveri” .
Draghi, Franco, Cingolani, Colao, Gelmini, Speranza, Giorgetti… hanno presente la questione? Saranno inseriti anche questi problemi “strutturali e strategici” in una eventuale riforma del lavoro, della sanità, della giustizia, della scuola. Il Parlamento per Italia Viva diventa la sede obbligata delle scelte e delle decisioni, non competenze di staff terzi. Ma ogni ministero nazionale non ha al proprio interno già dipendenti deputati al controllo, analisi, verifica, blocco delle mafie? Non ci sono già meccanismi per tutelare le istituzioni? Giustamente le scelte devono essere politiche.
Ascoltando i tecnici, come dice sempre il ministro Speranza per la pandemia. Poi bisogna vedere se Brusaferro, Locatelli, Guerra sono dei tecnici e soprattutto validi! Ma anche questa è una scelta politica: Figliuolo ha sostituito Arcuri. Allora si può fare! Ancora oggi, per derubricare i mal di pancia dei sostenitori del ConteBis, l’Europa dice che la scadenza del 30 aprile 2021 è solo sulla carta se una dilazione temporale consente di produrre per ogni Stato un PNRR migliore e più in sintonia con le Regole. Messaggio chiaro e forte.
Quanto è importante il PNRR (approvato dall’Europa) per cogliere l’occasione di ri-equilibare un equilibrio sociale che da 30-40 anni non c’è più. Attraverso governi di tutti colori, pre anno pandemico 2020 e compreso anche i buchi neri degli anni 2008 e del 2012, dal primo Berlusconi a quello di salvezza nazionale Monti-Fornero, da quello di Letta a quello Lega-5stelle fino al 5stelle-Leu, la priorità è stata “accontentare” i vari poteri forti o poteri più incidenti sul sistema politico, invece che mettere mano realmente con profitto ai reali bisogni diffusi nazionali. E’ duro e crudo il giudizio ma è così.
Resto ancora convinto che è sbagliato dire “stai sereno”, ma è sbagliatissimo un partito della ZTL al governo sempre e in ogni caso, oppure un partito che incarna il capo in commando da solo,  e soprattutto un sistema parlamentare che pur di salvarsi il posto nomina premier non eletti o fa cadere un premier non per i contenuti ma solo perché da fastidio alla nomenclatura antica e stazionaria dello stesso partito.  La democrazia popolare ha dei costi, ma non devono pagare sempre gli stessi. Non si può cassare una riforma istituzionale e costituzionale solo con lo slogan “la costituzione non si tocca”. Tempi e modi dopo il 1990, il 2001, il 2008 e il 2020 sono totalmente cambiati: molti politici non se ne sono accorti. La politica dei rattoppi, rammendi, piccoli passi, soddisfacimenti di gruppo, consociativismo, collateralismo, convenientismo…è finita.
La mia generazione abbia il coraggio di chiudere e tirare una riga su tutto. Siamo stati beneficiari e siamo nati in un mondo di pace e di crescita, abbiamo avuto tutto. Vogliamo lasciare anche agli altri almeno un modello sociale, civile, ambientale più contemporaneo che moderno, più veloce che burocratico, meno da internauti e più da econauti? So che Draghi ci sta provando, ma poveretto, già gli hanno cambiato la taglia della giacca, oramai è un cappotto. Draghi sa perfettamente cosa c’è bisogno di fare per quell’Italia di rispetto, trasparenza, attiva, come molti fuori dal Parlamento e da Roma, sanno benissimo. La semplificazione non è sufficiente: bisogna eliminare tavoli dei burocrati in senso fisico non formale e teorico. Mi spiace per i sindacati generali, utilissimi, ma se non cambiano impostazione, principi e obiettivi non possono essere interlocutori affidabili. Mi sembra che le recenti dichiarazioni appena dopo l’ultimo faccia-faccia… facciano ben sperare: me lo auguro per i lavoratori. Invece di continuare a costruire castelli di sabbia sui lavoratori esistenti e sicuri (tessere fra i dipendenti pubblici con l’autoprelievo in busta paga o quasi), c’è bisogno di una triplice  sindacale unita e forte che per prima presenti un programma-progetto per creare prima lavoro e poi occupazione, due cose diverse.
Creare lavoro vuol dire sapere o scommettere o rischiare o disegnare una piattaforma di nuova di tipologie diverse di attività e azioni che questa società reclama, necessita: il tipo di lavoro non si crea in laboratorio o con un logaritmo ma con la conoscenza del mercato, delle persone, dei bisogni futuri. Fatto questo ecco che si trova ( non si crea) la occupazione per tutti o per tanti con modalità, formule, contratti, tempi sicuramente diversi. L’omogeneità e l’equilibrio prima va trovato nei doveri di tutti, poi nei diritti e non viceversa. Non hanno più vita e senso contratti collettivi nazionali per tutti i settori: aree geografiche si possono permettere certi spazi, altre no. Ma questo non deve mettere in discussione né la dignità del lavoro, né la tipologia dell’occupazione, né la qualità della vita, né la salute individuale, né la istruzione collettiva. Questo comincia ad essere un programma di una “Nuova Italia”  da consegnare ai nostri figli e nipoti. Non foglie di fico:

 

Nico da Comolonia
in esclusiva
per Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
© Riproduzione Riservata

Vedi altri articoli di Nico da Comolonia (Clicca qui)

Leggi Anche
Scrivi un commento