Se l'operaio è morto, il bracciante non è mai nato
2 Febbraio 2008
«Con altrettanta fermezza devono essere perseguiti i reati che vessano gli imprenditori agricoli, a cominciare dall’abigeato, dal furto dei mezzi, dallo smaltimento illecito dei rifiuti e
dall’inserimento della criminalità organizzata nell’intermediazione dei prodotti» la senatrice dei Verdi Loredana De Petris ha scelto queste parole per commentare il rapporto dal
titolo «Una stagione all’inferno» eseguito dall’Onlus Medici Senza Frontiere con il fine di fotografare la condizione dei braccianti agricoli extra-comunitari impiegati nelle
campagne del sud d’Italia.
Finito di ricordare al Governo (quale?) che molto bisogna fare per difendere la dignità dei lavoratori l’esponente di quello che vorrebbe essere un partito della nuova sinistra sceglie,
pertanto, di parlare di furti di mezzi di lavoro e di uno strano fenomeno sconosciuto ai più ribattezzato «intermediazione di prodotti». Si conosce bene, piuttosto, il
fenomeno dell’intermediazione di manodopera che è quel meccanismo che consente ad un caporale di svolgere un’attività di intermediario tra il lavoratore e l’imprenditore,
traendone un diretto beneficio economico. Il caporale intermedia andando nelle piazze dei paesi a reclutare manodopera, che viene poi caricata sul proprio mezzo di trasporto, condotta nei campi
di lavoro e infine riportata nel luogo di partenza. L’intermediazione dei prodotti, allora, risulta un fenomeno di difficile comprensione e mi autorizzo a dire che nella realtà non
esiste e non significa assolutamente niente.
Non vuole essere questo un processo «mediatico» alla senatrice De Petris, che spero non me ne voglia di queste mie parole, quanto piuttosto un’amara riflessione sulla rappresentanza
politica del lavoro.
Il rapporto di Msf è drammatico e testimonia, sebbene il legislatore abbia cercato in questi ultimi due anni di intervenire per stroncare lavoro nero e caporalato, come ci sia ancora
molto da fare per tutelare la dignità di centinaia di migliaia di uomini e di lavoratori. Si legge ancora una volta di un 90% di prestazioni lavorative pagate a nero, di percentuali
sulle retribuzioni destinate ai caporali, di condizioni di vita, igieniche, di salute e di lavoro disumane.
Al fattore umano la sinistra decide, allora, di anteporre quello economico e del prodotto. Così, in questo quadro, un pomodoro o una melanzana, un chicco d’uva o un chilo di olive
vengono prima dei vari Aziz, Mohammed, Farouk e dei tanti che come loro hanno rischiato la vita per arrivare nel nostro paese e che ora si ritrovano nei campi del mezzogiorno (e non solo) ad
essere sfruttati.
Si dice molto in questi mesi della morte della figura dell’operaio e della sua rappresentanza politica. Ma se l’operaio italiano sta morendo, il bracciante straniero impiegato in Italia allora
non è neanche mai nato.
Lorenzo Rossi-Doria




