L'Europa promuove la Sicurezza sul lavoro

Glenis Wilmott I morti sul lavoro sono troppi, le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) parlano di circa 167 mila persone che ogni anno perdono la vita nello svolgimento
della propria attività, a cui vanno aggiunte le 300 mila che subiscono un’invalidità permanente.

Partendo da questi numeri, il Parlamento Europeo ha approvato la relazione del deputato Glenis Willmott, in cui si sollecita una strategia europea per la salute e la sicurezza sul luogo di
lavoro che disponga di maggiori fondi e investimenti.

L’obiettivo tracciato dalla Commissione di ridurre del 25 percento gli infortuni in Europa entro il prossimo quinquennio (2007-2012), è stato definito «ambizioso» dal
Parlamento, ma da solo non è sufficiente. Deve essere per forza accompagnato da un impegno forte fatto di investimenti, formazione e prevenzione. Da qui l’invito, come si legge nella
nota stampa rilasciata, «ad avvalersi appieno dei fondi comunitari esistenti (come il Fondo sociale europeo) per le questioni relative alla salute e alla sicurezza: prevenzione e sviluppo
di una cultura della prevenzione, sensibilizzazione, formazione professionale, apprendimento lungo tutto l’arco della vita, riadattamento e reinserimento dei lavoratori a seguito di una
malattia professionale o di un incidente sul lavoro».

Gli Stati membri, d’altro canto, dovranno fare la loro parte. La relazione indica problemi e ambiti, ma traccia anche soluzioni. Se le pmi europee devono impegnarsi di più per soddisfare
gli obblighi relativi alla salute e alla sicurezza sul lavoro, è compito dei governi aiutarle in tal senso. E lo possono fare attraverso: «sgravi fiscali o preferenza accordata
nell’ambito delle gare d’appalto ad imprese sicure e aziende certificate dal punto di vista della salute e della sicurezza, introduzione di un sistema «bonus-malus» nelle polizze di
assicurazione e contributi per la sicurezza sociale, nonché incentivi finanziari per la sostituzione di attrezzature obsolete o non sicure».

Oltre a questi punti, la relazione indica due concetti chiave per affrontare la questione: cultura della prevenzione e ispezioni. La prima deve essere sviluppata attraverso campagne di
sensibilizzazione, formazione professionale e un apprendimento costante durante tutto l’arco della vita lavorativa. Sul fronte delle ispezioni, invece, queste devono aumentare in misura
significativa perché sono l’unico, vero strumento di contrasto: per il Parlamento in ogni nazione dovrebbe esserci almeno un ispettore ogni 10 mila lavoratori, con mezzi adeguati a
disposizione. Infine, un maggiore impegno è richiesto verso i lavoratori anticipi e le donne in gestazione: due categorie che hanno bisogno di più tutele.

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