Se la birra italiana conquista i pub d’Inghilterra
4 Luglio 2011
Chi pensa che l’Italia sia solo terra del vino deve rapidamente cambiare idea. Le bionde nazionali hanno raggiunto una qualità tale da dettare legge nelle terre anglosassoni, dove malto
ed orzo la fanno da padroni. Così, nei primi tre mesi del 2011 la birra italiana ha aumentato le vendite in Gran Bretagna (+37%) e Stati Uniti (+39%). Unica zona ancora ostica, la
Germania.
Il fatto ha suscitato diversi commenti, anche se generalmente positivi.
Sergio Marini, presidente Coldiretti, definisce il risultato “Storico e “Sorprendente”, poiché conquistato “In paesi fortemente nazionalisti nei consumi e tradizionalmente attenti alla
qualità della bevanda”.
Ugualmente soddisfatto il direttore di Assobirra Filippo Terzaghi, che vede nei risultati odierni i frutti di un lavoro iniziato anni fa “In cinque anni le esportazioni sono più che
raddoppiate, soprattutto in Gran Bretagna e USA che assorbono fino ai 3/4 delle nostre produzioni. Si tratta di due mercati che apprezzano molto sia il cibo che le nostre bevande”.
E allora, anche lo stop tedesco non diventa drammatico, anche se il mercato alemanno rimane impermeabile “Perché c’è una sovra capacità produttiva e le aziende, pur di non
chiudere devono vendere a prezzi sempre più bassi. E’ un mercato non redditizio dove non vale in ogni caso esportare”.
Paradossalmente, le notizie peggiori arrivano da dentro i confini. Se infatti le esportazioni crescono, i consumi interni sono in stallo. Ovviamente, a pagare il prezzo più alto sono i
piccoli produttori: in base ai dati Coldiretti, nel 2010 su 190 milioni di litri solo due sono arrivati dai piccoli produttori.
Ma tale realtà non vuole arrendersi. Come spiega Marini, “Si possono cogliere le opportunità offerte dalla legge e trasformarle in reddito aggiuntivo per gli agricoltori”. Ecco
allora che il territorio vede la diffusione di birre locali, prodotte artigianalmente per soddisfare i gusti di consumatori spesso di giovane età e localizzazione geografica limitata. Di
conseguenza, aumenta il numero di ettari coltivati con le varietà necessarie di orzo e la costruzione di birrifici agricoli, che uniscono le tradizionali attività di campagna con
la produzione della bevanda.
Questo ed altro ancora sarà argomento di discussione il 7 luglio quando a Roma si riunirà l’Assemblea Nazionale dell’organizzazione: 15.000 coltivatori in rappresentanza di 1,6
milioni di associati.
Oltre alla presenza istituzionale (tra gli altri, Tremonti e Sacconi) l’Assemblea Nazionale sarà trampolino per presentare “Botteghe di Campagna Amica”. Tale rete di vendita
offrirà centinaia di negozi, sparsi per tutto il territorio nazionale, ma dotati di insegna e format unico. All’interno sarà possibile acquistare solo i prodotti dell’agricoltura
nazionale, birra compresa.
Così facendo, conclude Marini, si recupererà “Reddito per gli agricoltori contrastando l’insostenibile furto di identità e di valore che subiscono i nostri prodotti nel
passaggio dal campo alla tavola”.
Matteo Clerici
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