Scrittori piemontesi: la nostalgia, la memoria, l’impegno

By Redazione

 

Nelle pagine degli scrittori piemontesi troviamo, quindi, un intreccio indissolubile della Storia  con la S
maiuscola e delle piccole storie di uomini e donne, insieme  all’impegno culturale e politico.

Cesare Pavese (S. Stefano Belbo, Cuneo, 1908- Torino, 1950)
raccontò il difficile “mestiere di vivere” attraverso l’infanzia vissuta nelle Langhe e gli eventi legati alla II guerra  mondiale,
sullo sfondo di una complessa situazione di disagio individuale che lo accompagnò fino al suicidio.

Primo Levi (Torino, 1919- Torino, 1987) ha fatto conoscere
il dramma degli ebrei italiani nell’Olocausto nazista. Catturato durante una riunione di partigiani, restò fino al 1945 nel lager di Monowitz, dove aveva lavorato come
muratore e come chimico. Alla permanenza nel lager è dedicato il libro “Se questo è un uomo”, mentre il lungo viaggio di ritorno è raccontato nel
romanzo “La tregua”. Primo Levi si suicidò nel 1987, analogamente a molti altri sopravvissuti all’Olocausto, come se il suo viaggio di ritorno alla
normalità e alla vita non si fosse mai concluso: un ulteriore monito a che non si ripeta più una tragedia simile.

Beppe Fenoglio (Alba, Cuneo, 1922 – Torino, 1963) visse
intensamente gli anni della Resistenza, raccontati poi nel romanzo “Il partigiano Johnny”: in esso alle vicende della Resistenza, si accompagna il percorso esistenziale di
Johnny, giovane borghese entrato nelle brigate partigiane, tra eroismo, paura e una quotidianità fatta di solitudine e miseria.

Nuto Revelli (Cuneo, 1919 – Cuneo, 2004) ha dedicato tutta
la sua vita e la sua produzione letteraria alla ricostruzione degli anni che vanno dal Fascismo alla fine della II Guerra Mondiale. Combattente in Russia, poi valoroso partigiano, ha
raccontato gli orrori della guerra e il terribile impatto sulle vite della povera gente, con l’intento di tramandare ai giovani il ricordo di un’epoca travagliata e
l’inestimabile valore  della libertà e della democrazia come patrimonio che deve essere conquistato e custodito da ogni generazione.

Giorgio Bocca, nato nel 1920 a Cuneo, è uno dei mostri sacri del giornalismo italiano. La sua storia personale, che va dalla
militanza nella Resistenza alla carriera di giornalista e scrittore, ne fa  uno dei testimoni più acuti e disincantati della storia contemporanea
italiana, una voce costantemente fuori dal coro che analizza con lucidità i fenomeni sociali e politici del nostro paese.

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