La grande scienza in Piemonte: Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco

La grande scienza in Piemonte: Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco

By Redazione

 

Le vite di Rita Levi Montalcini e di Renato Dulbecco raccontano di una grande passione per la
scienza unita all’impegno civico e sociale che li rende protagonisti del dibattito culturale in Italia e volti notissimi anche al grande pubblico.

Rita Levi Montalcini nacque
nel 1909 a Torino, città in cui si laureò in Medicina nel 1936. A causa delle leggi razziali promulgate dal regime fascista nel 1939, fu costretta a emigrare in Belgio,
dove continuò le sue ricerche di neurobiologia in un laboratorio casalingo. Gli anni della Seconda Guerra Mondiale furono scanditi da un travagliato pellegrinaggio che nel 1943
la riportò in Italia, a Firenze, dove visse in clandestinità prestando la sua opera come medico volontario fra gli Alleati.

Dopo la guerra, Rita Levi Montalcini si trasferì in America, 
dove rimase fino al 1977, ricoprendo incarichi prestigiosi e portando avanti le sue ricerche nel campo neurobiologico.

Tra il 1951 il 1952 la scienziata scoprì il fattore di crescita nervoso NGF e dopo oltre un
trentennio di ricerche le venne conferito, insieme a Stanley Cohen, il Premio Nobel per la Medicina ( 1986).

Tornata finalmente in Italia, continua ancora oggi il suo lavoro nei più prestigiosi centri
di ricerca italiani, profondendo il suo impegno anche nella divulgazione scientifica e nella formazione dei giovani ricercatori.

Compagno di studi della Montalcini è stato Renato Dulbecco, nato a Catanzaro (
Calabria) nel 1914, e torinese di adozione.

Iscrittosi alla facoltà di medicina dell’Università di Torino a soli 16 anni,
si laureò nel 1936. La Seconda Guerra Mondiale lo vide impegnato come medico in Francia, in Russia e in Italia al fianco delle brigate partigiane della Resistenza.

Come la Montalcini, anche Dulbecco andò negli Stati Uniti, dove si sviluppò la sua
straordinaria carriera di ricercatore.

Nel 1955 isolò il primo mutante del virus della poliomelite, che servì a Sabin per la
preparazione del vaccino. Nel 1958 cominciò a dedicarsi alla ricerca oncologica che, nel 1975, fu coronata dal Premio Nobel, assegnatogli insieme ai colleghi David Baltimore e
Howard Temin per la scoperta delle interazioni tra i virus tumorali e il materiale genetico della cellula. Nel 1986 è stato tra i promotori del progetto Genoma Umano, per la
mappatura completa del patrimonio genetico umano. Nel 1993 è rientrato in Italia dove continua la sua attività di ricerca. Nel 1999, con la sua simpatia e la sua
semplicità, ha conquistato milioni di telespettatori italiani presentando il Festival di Sanremo.

 

L’arte di raccontare la scienza: Piero Angela

Tutti gli scienziati sanno che riuscire a comunicare ai “non addetti” i risultati di una ricerca è
fondamentale per la scienza. Piero Angela, nato a Torino nel 1928, ha fatto della comunicazione scientifica una missione. Con Quark, programma di divulgazione scientifica tra i
più longevi della televisione, ha accompagnato generazioni di italiani alla scoperta dei misteri della scienza, usando un linguaggio chiaro e accattivante che non si limita alla
semplificazione dei problemi scientifici ma guida il profano nella comprensione e nell’apprendimento. Autore di programmi televisivi e libri divulgativi esportati in molti paesi
del mondo, Piero Angela è stato il primo italiano ad essere insignito del prestigioso Premio Kalinga dell’Unesco per la divulgazione scientifica.

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