Scozia. Nelle distillerie perdute vi è whisky prezioso

Scozia. Nelle distillerie perdute vi è whisky prezioso

Gli inglesi le chiamano forgotten distilleries o lost distilleries. Sono le distillerie di whisky perdute, cioè quelle chiuse da decenni ma di cui è possibile
recuperare il malto.

Come spiega Franco Gasparri, specialista di distillati di Diageo, il fenomeno è particolarmente comune in Scozia.

Protagonisti della situazioni, i colossi delle bevande alcoliche, controllori se non direttamente proprietari di numerose piccole e medie distillerie situate sul territorio. Tali industrie
avevano interesse ha ridurre il numero dei produttori, sia per ragioni economiche (razionalizzare le spese) che per ragioni di qualità. Un elevato numero di whisky simili con le stesse
caratteristiche legate ad acqua, suolo e clima, avrebbe reso il prodotto meno appetibile.

Di conseguenza, “In Scozia, negli anni Ottanta, per una serie di ragioni economiche, hanno chiuso ben 16 distillerie e si arriva a 43 chiusure se si analizza un periodo più ampio”.

Nell’elenco delle distillerie che non ci sono più compaiono nomi anche rinomati, come Banff, Auchroisk, Glen Spey che rimandano alla regione dello Speyside affacciata sul Mare del Nord.
O ancora Brora, nelle Highlands settentrionali. Proprio Brora è diventata il simbolo dell’orgoglio ferito delle Highlands: la sua chiusura, nel 1983, marcò in modo indelebile
l’anno nero della distillazione nazionale.

Non tutto è perduto: se la distilleria chiude, il whisky rimane. Al momento di sigillare le botti, sono entrati in scena altri protagonisti: comprano il tutto, poi rilasciano ogni anno
quantitativi limitati di miscela invecchiata e preziosa. Tali miscele ritornate sul mercato sono le “special releases“,alcune delle quali con 30 anni d’invecchiamento. E, nonostante i
prezzi elevati, “Esiste un buon numero di intenditori e di collezionisti che sono disposti a spendere 350-400 euro per accaparrarsi una bottiglia che, oltre alla qualità del prodotto, ha
un valore nostalgico ed emozionale non indifferente”.

Riguardo ai mercati del prodotto, in prima fila troviamo l’Italia. Gli intenditori del Belpaese sono disposti a spendere tempo, fatica e denaro: fino a 400 Euro, ritrovandosi però in
mano bottiglie che uniscono la qualità del liquore ad una storia importante ed avventurosa. L’interesse nazionale si concentra intorno a Port Ellen, storica distilleria dell’isola di
Islay: delle 3000 bottiglie annuali, il 20% finisce entro i confini tricolori.

Italia a parte, le special releases sono amate in Russia e Cina, ma anche Brasile, India, Corea. Anche perché, conclude Gasparri, “Da dieci anni a questa parte c’è stata
una ripresa del mercato del whisky scozzese e da una settantina di distillerie attive si è passati ad oltre novanta”.

Matteo Clerici

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