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Santoro: “Solidarietà a Mastella per le minacce ricevute, ma l'indagine deve continuare”

By Redazione

Verso Mastella “la nostra solidarietà, mia e di tutti quelli che lavorano ad Annozero è totale”, così ha aperto la puntata di Annozero Michele Santoro, che,
rivolgendosi direttamente al Guardasigilli, ha fatto riferimento ai proietti ricevuti ieri dal Ministro ed ha espresso il proprio appoggio.

Ma Santoro non si è fermato qui ed è tornato a sottolineare che l’indagine sul caso De Magistris non può fermarsi, neppure dopo l’avocazione ed il trasferimento degli atti
al Tribunale dei Ministri, poiché “la giustizia è uguale per tutti”: “Io non ritengo di aver diritto di pensare che lei o Prodi siate colpevoli fino a prova contraria – ha
spiegato Santoro – ma come cittadino penso che ci siano indagini che si devono concludere secondo le regole. Il caso De Magistris non è un duello tra ministro e magistrato, ma una
vicenda che appassiona il Paese, perchè pone il problema dell’uguaglianza davanti alla legge di tutti”.
Come si capisce dalla premessa, quella di giovedì sera è stata un’altra puntata di Annozero dedicata al tema della giustizia ed ha ospitato, tra gli altri, il pm Luigi De
Magistris, che ha spiegato la sua posizione dopo l’avocazione e il trasferimento degli atti dell’indagine: “E’ come se ad un architetto che ha contribuito sin dall’inizio alla costruzione e
alla messa a punto di una casa – ha affermato il pm di Catanzaro – alla fine gli togliessero ogni ruolo. Ma alla fine quando ti sottraggono le indagini, questo ti ferisce”.
De Magistris ha anche aggiunto che lo “preoccupa che l’Anm abbia detto ben poco, per non dire niente su questa avocazione”: “Non vivo la sindrome dell’accerchiamento – ha concluso – ma certo
registro una certa mortificazione, che è molto rilevante per un magistrato che nel giro di 7-8 mesi si è visto sottratto indagini importanti”.
Il pm, poi, ha commentato la perquisizione svolta dalla polizia giudiziaria nei giorni scorsi al Campanile (il giornale dell’Udeur) e ha definito “inquietante la tempistica dei fatti”,
poiché l’acquisizione dei documenti dell’Udeur è stata disposta poche ore prima dell’avocazione dell’indagine che ha come protagonisti Prodi e Mastella.
Il pm di Catanzaro, infine, ha sottolineato che “tutti coloro che hanno lavorato a questa inchiesta [Why Not] hanno subito intimidazioni” e questa tesi è stata confermata da altri ospiti
della trasmissione di Santoro: “Ieri – ha reso noto il gip di Milano, Clementina Forleo – ho passato tutta la giornata a riferire inquietanti circostanze delle quali sono stata vittima, dei
tentativi di discredito messi in atto nei miei confronti da parte di soggetti istituzionali, colleghi non appartenenti al mio ufficio e forze dell’ordine: li ho regolarmente denunciati, ma non
posso niente di più per motivi di sicurezza”
“Ho la sensazione che ci potrebbe essere come un lento logoramento per il soggetto dissidente, perchè il dissenso non avvenga, perchè la gente non sappia e non conosca”, ha
continuato la Forleo, aggiungendo che “se si toccano i fili della corrente, quelli dei pali della luce, si muore”: “Per questo dicono che i giudici forti è meglio per tutti che stiano a
casa, che stiano zitti, che siano sobri, che scrivano sentenze – ha concluso il gip di Milano – E questo provoca in me molta amarezza”.
Dopo la Forleo, cambia la persona, ma non i discorsi: anche Caterina Merante, la principale teste dell’inchiesta Why Not, ha dichiarato di essere stata minacciata e di aver subito intimidazioni
che coinvolgono lei e la sua famiglia: “Io sono stata pedinata per un periodo – ha raccontato la Merante intervistata da Sandro Ruotolo – Ora le attenzioni di sono spostate sulla persona che ha
cura dei miei figli. Più di due persone hanno potuto assistere a quanto accaduto una sera. Un’auto mi si è accostata e dal di dentro un giovane, un uomo, mi ha fatto il segno che
aveva in mano una pistola”.
“Paura? – ha affermato la Merante – Se non l’avessi sarei folle. E’ chiaro che essendo una madre non ho paura per me. Ho paura per la mia famiglia quindi temo che ogni gesto, anche quello di
parlare con lei, possa essere sbagliato. Ce lo chiediamo, ne parliamo, ne discutiamo e poi riteniamo che in realtà, essendo posti ad un’esposizione anche di tipo mediatico, possa essere
invece un modo per tutelare le persone a cui voglio bene”.

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