Sanità: riparto fondo nazionale
26 Novembre 2007
Venezia, 23 Novembre 2007 – «Il Veneto non può continuare a pagare per la sanità di tutte quelle Regioni del Centro e del Sud che, non solo non riescono a chiudere i
loro bilanci in equilibrio, ma non sanno nemmeno mantenere i piani di rientro concordati con il Governo. Il Veneto ha partecipato, senza proferire parola, all’estenuante trattativa per la
ulteriore rimodulazione, tra le Regioni, del Fondo sanitario nazionale. Noi, pur essendo una Regione a statuto ordinario, riusciamo a garantire livelli di assistenza di eccellenza e a mantenere
i conti in equilibrio grazie ad investimenti oculati e lungimiranti. E’ arrivato il momento che il resto del Paese si assuma le sue responsabilità e che il Governo sappia leggere cifre e
risultati in maniera più obiettiva». Così commentano gli assessori alle Politiche sanitarie e al Bilancio, Francesca Martini e Isi Coppola, la deludente quanto inconcludente
trattativa, per il riparto del Fondo sanitario nazionale in sede di Conferenza dei Presidenti a Roma.
Spiegano Martini e Coppola: «Il Veneto è arcistufo e dice basta ad una politica assistenzialista dello Stato e, in particolare, di questo Governo. Le Regioni come il Lazio che sono
ormai vicine alla bancarotta devono cambiare le loro politiche di gestione tributaria, di bilancio e di sanità. Non possiamo più accettare la regola per cui chi sfora i bilanci
viene poi aiutato dallo Stato con finanziamenti incondizionati e assolutamente inutili, senza che vi sia alcun intervento strutturale nella gestione della sanità». Concludono
Martini e Coppola: «Non condividiamo nulla del noto teatrino che si profila ad ogni riparto. L’anno scorso è stato siglato un patto triennale per la salute, sottoscritto da tutte
la Regioni. Ora viene richiesto che venga «ritoccato» e non siamo assolutamente d’accordo. Il Veneto ha già dato e non possiamo proprio più permettercelo, per rispetto
nei confronti del nostro territorio. E’ in gioco la qualità del Servizio sanitario regionale. Sono i nostri cittadini che ci domandano di non assecondare più l’inefficienza e
l’inefficacia della sanità del Centro e del Sud. Sono i veneti che ci chiedono che le imposte che loro versano a Roma siano reinvestite nel territorio e non dirottate sempre verso
Regioni con bilanci perennemente in rosso».




