Roma: Crisi Mutui, bene l’abbattimento dei tassi BCE a patto che taglio si trasferisca simmetricamente su mutui e impieghi

Se la Bce dovesse tagliare di almeno mezzo punto il tasso di riferimento,nella riunione del 6 novembre p.v. portandolo al 3,25%, sarebbe un sollievo per i prenditori del credito, a
patto che la sforbiciata si trasferisca,immediatamente, simmetricamente e con analoga velocità di quando vengono aumentati i tassi, sui prestiti bancari e soprattutto su 3,2
milioni di famiglie indebitate a tasso variabile,un esercito di mutuatari che non riescono più a pagare le rate cresciute del 50-60% dal dicembre 2005.

Il timore è che il cartello bancario europeo,che manovra i tassi euribor peggio dei petrolieri, lepri o tartarughe nell’adeguare i prezzi delle benzine con il teorema della
doppia velocità nell’abbassare o aumentare i prezzi secondo le proprie convenienze, mentre trasferisce immediatamente allo sportello le manovre di aumento della Bce,
dimentica di registrare le diminuzioni, con movimenti impercettibile, come è dimostrato dal tasso euribor a tre mesi, sceso oggi al 4,91% dal 4,92, con un differenziale di ben
1,16 punti rispetto al tasso di riferimento (3,75%), quando nel triennio 2005-2007 è stato in media di uno 0,20 per cento.

La rata di un mutuo di 100.000 euro trentennale, con l’euribor fissato al 2,192 per cento nel 2005, maggiorato da uno spread di 1 punto, costava 432 euro al mese; nel 2006 subiva
un aumento di 73 euro,fissandosi a 505 euro; nel 2007 di 152 euro,passando a 484 euro; nel 2008 di 182 euro, a 614 euro, con un rincaro mensile di 182 euro e di 2.184 euro l’anno:
rincari insostenibili per la maggior parte di 3,2 milioni di famiglie alle quali le banche hanno appioppato tassi variabili,al di fuori di qualsiasi criterio prudenziale,in vista di
sicuri aumenti dei tassi.

Secondo le logiche di mercato (che nulla hanno a che vedere con il sistema bancario),i tassi storici Bce registrati nell’ultimo triennio comparati con l’euribor, il cui
differenziale medio è stato dello 0,20%,dovrebbero portare il tasso euribor al 3,95 per cento invece del 4,91% maggiorato, come costo finale al mutuatario di uno spread di almeno
1 punto percentuale, ossia un differenziale inferiore di ben 1,16 punti sul tasso BCE del 3,75%, e tale odiosa speculazione degli istituti di credito, viene a costare circa 58 euro al
mese, ben 696 euro l’anno per ogni mutuo di 100.000 euro.

Di fronte ad una prassi illegale di manovrare i tassi a proprio piacimento non secondo logiche di mercato, ma secondo i parametri delle proprie convenienze, ben conosciuto dalle
tolleranti autorità vigilanti che addossano i costi di ogni crisi bancari,finanziaria o industriale,sulle spalle degli utenti e dei risparmiatori, Adusbef e Federconsumatori
chiedono un urgente e deciso intervento delle autorità monetarie e dei governi, per mettere fine ad uno scandalo che mette in ginocchio milioni di famiglie indebitate a tasso
variabile,che non potendo più sopportare i costi delle rate, rischiano il pignoramento e le esecuzioni immobiliari,aumentati in media del 22,3 % rispetto al 2007.

In una fase di turbolenze dei meracti e di una gravissima crisi finanziaria peggiore della grande depressione del 1929 per effetto della globalizzazione che allora non c’era, con
ricadute negative sull’economia e sui redditi delle famiglie, i decreti salvabanche a senso unico legati agli omessi controlli sulla speculazione bancaria e gli accordi collusivi
di cartello del “sistema bancario”, diventano sempre più insopportabili.

Adusbef e Federconsumatori,oltre a chiedere maggiore vigilanza su prassi bancarie illegali dei tassi, chiedono l’ancoraggio dell’ euribor al tasso di riferimento Bce,per
limitare la speculazione delle banche sulla pelle delle famiglie.

E.Lannutti (Adusbef)- R.Trefiletti (Federconsumatori)

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