Federconsumatori: banche, si consolida boom pignoramenti immobiliari

Federconsumatori: banche, si consolida boom pignoramenti immobiliari

 

Mentre le banche, sorrette dal Governo Berlusconi-Tremonti, che oltre al decreto salva-banche ed alla convenzione Abi- Ministero dell’Economia,vero e proprio alibi
all’obbligo della surroga e della portabilità dei mutui senza alcun onere, continuano la loro sporca melina nel non applicare la legge, si continua a registrare un vero e
proprio boom di pignoramenti ed esecuzioni immobiliari in un campione significativo di Tribunali, ben 24 monitorati dall’Adusbef con immensa fatica.

Su 3,5 milioni di famiglie che hanno contratto un mutuo per acquistare una casa negli anni scorsi, ben 3,2 milioni, ossia il 91% è stato indotto,dai cattivi ed interessati
consigli delle banche,a sottoscrivere contratti con tassi variabili quindi esposti alle turbolenze dei mercati, in presenza di tassi fissi al minimo storico,sconsigliati oppure non
erogati affatto dalle banche,quando tutti gli indicatori economici che segnalavano una imminente stretta monetaria, avrebbero dovuto indurre gli istituti di credito a maggiore prudenza
per debiti di così lunga scadenza.

Dalla prima stretta monetaria Bce del dicembre 2005,che aumentò i saggi dal 2 al 2,25%, è iniziato un lungo calvario per milioni di famiglie che si sono viste aumentare le
rate di ben 130 euro al mese su un mutuo di 100.000 euro, quindi di ben 1.560 euro a regime su base annua, che invece di essere aiutate dalle banche per trovare soluzioni per uscire dal
rischio di insolvenza,vengono spinte verso il fallimento, per i noti e denunciati interessi degli istituti di credito in Asteimmobili, società operante nei tribunali gestita da
Abi e banche.

L’insostenibile pesantezza della rate per pagare i mutui,aumentate anche del 65% dal 2005, porta sempre più famiglie italiane a non poter onorare le rate, impegno sempre
più gravoso che si traducono,per almeno 1,9 milioni di mutuatari ad un rischio reale di insolvenza al punto che, secondo le stime dell’Adusbef,che ha raccolto i dati nei
maggiori tribunali con fatica e tenacia, le stime di quest’anno sul numero di pignoramenti ed esecuzioni, potrebbe salire del 22 % .

Secondo le stime,quindi le procedure immobiliari o pignoramenti sarebbero pari al 2,7 %el totale dei mutui, quindi a circa 130.000 su 3,5 milioni del totale, perchè‚ la
maggior parte di essi è stato erogato a tasso variabile e risente del rialzo dei tassi della Bce e del cartello bancario europeo che fissa i tassi euribor ai quali sono
indicizzati le rate, quando negli anni 2003-2004 i tassi di interesse erano arrivati ai minimi storici e tutti gli indicatori stimavano un loro aumento.

Sono frottole le lungaggini dei 7 anni raccontate per vendere la case all’asta,perché con la nuova legge fallimentare entrata in vigore nel 2004, le banche mandano le case
all’asta con procedure massime di 3 anni,quindi stanno maturando quelle procedure iniziate nel 2004, che portano ad avvicinarci pericolosamente agli Usa, ad un boom di
pignoramenti ed esecuzioni immobiliari,con aumenti stimati nel 2008 rispetto al 2007, da un minimo16% a Bologna e Cagliari, fino al 39% di Bari. Dal consueto monitoraggio risultano
infatti aumenti di pignoramenti pari ad un 21% a Milano; 22 a Roma e Padova; 28% a Monza e Pinerolo; 24 a Como e Perugia; 25% a Napoli, con una media del 22,3%.

Gli aumenti maggiori di pignoramenti si registrano a Milano ( 378), Roma ( 354); Napoli ( 353); Bari ( 349); Torino ( 322) ; Verona ( 267); Lecce ( 261); mentre L’Aquila, pur
avendo una percentuale del 33%,registra un aumento di pignoramenti pari a 32. E tale situazione di insolvenza è destinata ad aumentare e ad allargarsi ulteriormente nei
prossimi mesi, in assenza di interventi tesi a rinegoziare i mutui senza oneri con allungamento vita residua o provvidenze sugli interessi a favore delle famiglie più deboli.

Se il Governo, oltre al decreto salva-banche ed alle provvidenze per le imprese, non emana un urgente decreto “salva-famiglie”, anche con sgravi fiscali di almeno 1.500
euro,da destinare sulle future tredicesime per i redditi sotto i 25.000 euro a favore di lavoratori a reddito fisso e dei pensionati, si allargherà una frattura sociale con
enormi ricadute negative sull’economia reale che già sconta una recessione lieve,che diventerà più pesante nei prossimi mesi quando il crack finanziario
globale dispiegherà i suoi effetti anche in Italia.

 

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