Riforma della Giustizia: Povera Italia, tra leggi ad personam e mescolanza tra esecutivo e legislativo

Riforma della Giustizia: Povera Italia, tra leggi ad personam e mescolanza tra esecutivo e legislativo

Firenze – Nel turbinio dei pro e contro della prospettata riforma della Giustizia che dovrebbe portare il processo ad una durata massima di sei anni, si e’ anche inserito il Consiglio
Superiore della Magistratura, non nel suo presidente Giorgio Napolitano (per fortuna!) ma con il vicepresidente Nicola Mancino: “finche’ la norma attuale non sara’ modificata, abbiamo il diritto
di esprimere un parere anche se non richiesto”; “bisognera’ vedere il fondamento giuridico del processo breve per gli incensurati. Non mi sembra una questione di facile soluzione”.

Siamo proprio ridotti male. Povera Italia. La proposta del capo del Governo e’ ad personam che’, anche se appare giusta (chi non vorrebbe fissare un tempo massimo per un processo?), nel contesto
in cui avviene, dopo la bocciatura costituzionale del cosiddetto lodo Alfano, presenta un marchiato vizio di proponente. Ma quel che piu’ preoccupa e’ l’intervento di Nicola Mancino,
rappresentante dell’organo di autogoverno della magistratura, potere esecutivo ufficialmente in conflitto con quello legislativo. Preoccupa perche’ si sta comportando proprio come il Governo,
ormai impossessatosi del potere legislativo trasformano le assemblee elettive in ratificatrici delle proprie decisioni.
La base della nostra democrazia e’ la separazione dei poteri. Anzi, lo era. Ovunque il potere ci sia, la mescolanza si manifesta. Nell’Esecutivo e nel Giudiziario.

Riforme della Giustizia, con le carceri che strabordano e la violenza che dilaga, le aule intasate con una giustizia civile da incubo, con la levata di scudi contro le sentenze della Corte
Europea (vedi crocifisso)… non stiamo piu’ neanche navigando a vista ma siamo alla deriva. E la storia di questo millennio, come invece era in quello passato, non prevede (per fortuna!) neanche
l’ipotesi di un qualche nocchiero forte che prenda il timone e conduca meglio verso la bonaccia. Nocchiero che qualcuno crede di essere o vorrebbe diventare, ma i risultati sono questi. Avanti
col prossimo tiro Mancino.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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