Referendum welfare, Picchetto: «strumentalizzato per ragioni interne alla maggioranza»

Torino – “E’ giusto che i lavoratori si potessero esprimere sull’accordo per il welfare, ma è scandalosa la strumentalizzazione che di questo voto hanno fatto le diverse
componenti della maggioranza”, così Gilberto Pichetto, vicepresidente del Consiglio regionale, commenta i primi risultati del referendum tra i lavoratori dipendenti che vedono una netta
prevalenza dei No nei grandi stabilimenti.

“L’intesa siglata a luglio tra sindacati e governo – dice Pichetto – è stata pesantemente attaccata dall’ala massimalista della maggioranza. Un po’ tutti gli esponenti della “cosa
rossa”, da Mussi a Giordano a Diliberto hanno tenuto un atteggiamento sempre più rigido, proprio in vista del referendum, per influenzare le scelte dei lavoratori. Cercando cioè
di indurre una più alta percentuale di voti contrari, in modo non solo da mettere in imbarazzo i vertici sindacali, ma avere in mano una carta da giocare per ridiscutere l’accordo. Un
atteggiamento spregiudicato per ragioni di bottega, che rischia di minare la credibilità della rappresentanza sindacale, rendendo d’ora in poi più difficile il dialogo sociale. E
di sicuro da questa sera il governo ha un problema in più”.

Ma l’esponente di Forza Italia esprime una critica anche nei confronti della componente moderata del governo che “se in un primo tempo aveva resistito alle modifiche del protocollo sul welfare,
con le recenti dichiarazioni del ministro Damiano ha ammesso la possibilità di qualche modifica, pur di conservarne la struttura originaria. Non si rendono conto che così
delegittimano la loro controparte sindacale e nello stesso tempo aprono uno spiraglio in cui la sinistra si infilerà per ottenere ben altro? Damiano è troppo intelligente per
credere che, ad esempio, eliminare lo staff leasing possa accontentare i fautori della soppressione della legge Biagi. Infatti, questa forma contrattuale, anche per le inadempienze del governo,
non è mai stata applicata e la sua presenza o meno non ha nulla a che fare con la presunta “precarizzazione” del lavoro”.

“Il governo Prodi – conclude Pichetto – è nato su un grande equivoco. Ha inserito nel programma di abolire la Biagi, ma non può farlo esplicitamente vista la netta
contrarietà degli imprenditori. Peraltro stiamo parlando di una norma che ha ottenuto il plauso dell’Unione Europea. Ecco allora la tattica di smontare la legge pezzo per pezzo, oppure
di non darvi applicazione. Per questo ho aderito alla manifestazione del 20 ottobre a Roma in difesa della Biagi. E’ una legge dello Stato che va completata con la riforma degli ammortizzatori
sociali e finalmente applicata”.

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