Debiti Inps: dall'operazione di regolarizzazione raggiunti importanti risultati

Il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi sottolinea l’importante ruolo svolto dalle organizzazioni agricole che ha permesso di conseguire gli obiettivi prefissati, “purtroppo, si sono
persi 3-4 anni; la nostra Confederazione, già in passato, aveva sollecitato tale operazione”.

Un positivo contributo da parte del mondo bancario con il quale l’agricoltura può aprire una fase nuova di collaborazione. Il risultato è stato possibile anche per l’impegno del
ministro e della struttura ministeriale.

“E’ stato conseguito un risultato estremamente significativo. Gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti. E questo grazie soprattutto al lavoro svolto, peraltro senza alcun tornaconto
economico, da parte delle organizzazioni agricole che fin dal primo momento si sono attivate mettendosi al servizio degli agricoltori”. Così si è espresso il presidente nazionale
della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in merito all’operazione di regolarizzazione dei debiti Inps, la cui scadenza (8 ottobre) ha subito un rinvio tecnico al 31 ottobre
prossimo.

“Bisogna dar atto anche al ruolo delle banche che -aggiunge Politi- hanno dimostrato grande sensibilità e collaborazione verso un’operazione di forte interesse per il mondo agricolo. Lo
stesso dobbiamo dire del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro e della struttura ministeriale che in questo particolare e complesso frangente hanno dato un
positivo contributo”.

“Purtroppo -evidenzia il presidente della Cia- si sono persi 3-4 anni. Questa operazione poteva essere portata avanti già nella precedente legislatura, come più volte la
Confederazione aveva sollecitato. Ma questo non è avvenuto. Ora, però, guardiamo avanti. La regolazione dei debiti Inps può dare nuova spinta e vigore alle imprese,
specialmente a quelle del Mezzogiorno”.

“D’altra parte -ricorda Politi- questa operazione è stata un’opportunità unica e irripetibile per chiudere con il passato e consentire così alle imprese agricole di
programmare la propria attività e di guardare con maggior tranquillità al futuro, ripartendo su basi nuove e più moderne. Le circa 600 mila aziende interessate hanno avuto
la possibilità di aderire e di sanare la loro posizione debitoria e di mettere fine alle varie procedure di recupero che erano state avviate nei mesi scorsi”.

L’operazione -sottolinea la Cia- è partita l’11 giugno scorso e si è svolta in virtù di accordi privati fra Scci (Società di cartolarizzazione dei crediti Inps), le
banche acquirenti (Deutsche Bank e Unicredit Group), mentre è collegato come soggetto terzo, in quanto originario dei crediti. Ed è proprio in questo ambito che si inserisce il
prezioso lavoro delle organizzazioni agricole.

“Come Cia -dice Politi- ci siamo impegnati sull’intero territorio nazionale, cercando di informare dettagliatamente gli agricoltori e fornendo loro la massima assistenza al fine di permettere
l’adesione al piano di ristrutturazione del debito. E non possiamo che essere soddisfatti per i significativi risultati fin qui raggiunti e per il lavoro portato avanti”.

“Nell’ambito di questa operazione -sostiene ancora il presidente della Cia- emerge, comunque, un altro importante elemento: il costruttivo rapporto tra il mondo del credito e l’agricoltura. Un
rapporto che ha permesso di aprire nuovi scenari e che costituisce sicuramente un precedente importante nella futura collaborazione banche-imprese agricole. Attraverso essa, infatti, si possono
delineare le condizioni per favorire la crescita del settore attraverso il supporto di un credito attento alle esigenze dei produttori”.

“Da parte sua, la Cia -conclude il presidente confederale- continuerà ad impegnarsi perché i futuri passaggi dell’operazione vadano nella direzione indicata. Nello stesso tempo
opereremo affinché le imprese agricole vengano alleggerite dai molti e pesanti oneri, a cominciare da quelli previdenziali e finanziari, che oggi condizionano la loro attività, in
modo da dare le opportune prospettive di sviluppo e competitività. Sono costi che bisogna rendere compatibili con quelli pagati nella media europea”.

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