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Progetto Ospedale Donna

By Redazione

In occasione della Conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa “Bollino rosa”, nell’ambito del Progetto Ospedale Donna, promossa dall’Associazione ONDa, il Ministro della Salute Livia
Turco ha inviato il seguente messaggio.

Carissime,

sono lieta di essere con voi a presentare questa iniziativa, che considero importante e molto utile.

L’approccio di genere alla salute, come tutte voi sapete, è per me un’innovazione forte su cui ho investito da subito l’azione del Ministero della salute.
La Commissione salute delle donne, che ho insediato nel giugno scorso, cui tra l’altro anche ONDA partecipa, è proprio finalizzata all’approfondimento di questo tema, alla ricerca di
risposte e di proposte.

Sono profondamente convinta che l’approccio di genere alla salute è una necessità per il miglioramento della qualità, efficacia ed equità del SSN.

Infatti, sebbene raccomandato da tutte le Conferenze internazionali sulla salute e dalle Direttive dell’Unione europea, l’approccio di genere alla salute rappresenta ancora una criticità
su cui occorre lavorare. La dimensione di genere infatti non è ancora pienamente utilizzata come strumento sistematico per programmare le azioni e gli interventi di promozione della
salute e ancora persistono stereotipi, veri pregiudizi di genere, nella ricerca biomedica, nella medicina, dallo studio dell’eziologia ai fattori di rischio e protettivi per la salute, dai
sintomi alla diagnosi, dalle misure di riabilitazione e dei trattamenti alla valutazione dei risultati.

Rilevante è ancora la sottovalutazione dei bisogni di salute delle donne all’interno di una ricerca medica che è centrata sull’uomo e sulla sua realtà biologica e sociale;
rilevante è ancora il pregiudizio scientifico che considera i processi morbosi delle donne con una prevalente derivazione biologistica-ormonale e quelli degli uomini con una prevalente
derivazione socio-ambientale e lavorativa.

Il genere è invece un fattore determinante essenziale per la salute: lo stato di salute, il benessere e la sua percezione, la promozione della salute, l’insorgenza delle malattie e il
loro decorso, gli approcci terapeutici e la loro efficacia sono diversi tra le donne e gli uomini. Riconoscere le differenze non solo biologiche ma anche relative alla dimensione sociale e
culturale del genere è essenziale per delineare programmi ed azioni, per organizzare l’offerta dei servizi, per indirizzare la ricerca, per analizzare i dati statistici.

La dimensione di genere inoltre, come sottolinea l’OMS, è ineludibile per un efficace contrasto delle disuguaglianze. Infatti le disuguaglianze nella salute sono legate all’appartenenza
a classi sociali svantaggiate, alla povertà, all’età, ma da tutti questi punti di vista le donne sono le più sfavorite. Studiare e capire le differenze di genere quindi
è elemento essenziale per il raggiungimento delle finalità stesse del nostro sistema sanitario, per garantire che vengano identificati gli indicatori di equità di genere,
fino ad oggi non riconosciuti o sottostimati.

Questi indicatori devono essere utilizzati nei programmi e nelle politiche, nella raccolta dei dati epidemiologici, demografici e statistici e nella valutazione dei risultati.

Rilevazione dei dati, programmazione delle azioni, modelli organizzativi, modalità operative dei servizi, formazione degli operatori a partire dalle università, ricerca: si tratta
di una vera strategia, di un vero processo riformatore.
La dimensione di genere nella salute come necessità metodologica, analitica, ma anche e soprattutto strumento di governo e di governance del sistema : su questo ritengo sia necessario
insistere.

Per questo, la vostra iniziativa è per me interessante e importante. Si tratta di una sollecitazione, di un input positivo a innovare, a mettere in gioco volontà, cambiamenti,
risorse umane e professionali.

In particolare, i “Bollini rosa” evidenziano alcuni temi che sono di grande rilevanza.

Primo fra tutti quello dell’umanizzazione dell’assistenza, che è un tema centrale per il miglioramento del nostro sistema sanitario.
Individuare i requisiti per ospedali “a misura di donna” significa rimettere al centro la persona, il bisogno olistico alla salute, farsi carico non solo degli aspetti fisici della malattia, ma
anche di quelli relazionali, emotivi, affettivi. E significa che l’umanizzazione non è una variabile dipendente dalla maggiore o minore sensibilità degli operatori, ma diviene un
indicatore concreto e preciso della loro stessa professionalità e delle finalità stesse dei servizi.
L’umanizzazione “in rosa” significa che il nostro sistema sanitario deve essere in grado di adottare le necessarie coerenze per tradurre concretamente l’approccio di genere alla salute. Ma
significa anche che l’umanizzazione diventa la misura stessa della qualità, appropriatezza, efficacia ed equità del nostro sistema sanitario.

Anche il tema della produzione scientifica “di genere” è un elemento importante, perché significa che l’approfondimento, lo studio relativo alle evidenze di genere nelle patologie
diviene non solo elemento costitutivo della formazione degli operatori, ma anche “valore” della loro stessa professionalità.

Il tema poi della presenza delle donne nelle posizioni apicali è davvero la sfida più grande, coraggiosa, che mi sento di condividere profondamente.
Tantissime sono le donne operatrici della sanità, in tutte le professioni: sono brave, preparate, capaci, appassionate al loro lavoro, ma poche, pochissime sono quelle che arrivano alle
posizioni dirigenziali. La scarsa presenza delle donne nelle posizioni decisionali è una criticità che riguarda il SSN, ma che rispecchia purtroppo la tendenza generale,
complessiva presente nel nostro paese, che vanta primati indecenti rispetto agli altri paesi europei. Dalla politica, alle istituzioni, alle imprese, alle banche, in tutti i luoghi decisionali
della vita pubblica. E’ quindi questo un tema ormai ineludibile della democrazia e del livello di civiltà del nostro paese, ma che per la sanità riveste particolare importanza.
Sono convinta che l’innovazione e il cambiamento che l’approccio di genere comporta ha bisogno della presenza delle donne nei luoghi decisionali della sanità, è condizione
essenziale per il raggiungimento di obiettivi “di sistema”.

La vostra iniziativa quindi è davvero interessante, utile, la considero un buon inizio, che sollecita approfondimenti, ulteriori proposte, decisioni.

In questo senso, come Ministro della salute una riflessione che mi sento di fare con voi è come questa valutazione delle strutture sanitarie attraverso i bollini rosa possa e debba
essere integrata con quella più generale legata all’appropriatezza dell’assistenza, degli interventi. Questo proprio perché intendiamo valorizzare il significato di questi
criteri, considerandoli come elementi di appropriatezza, e perché consideriamo questi criteri tanto più validi quanto più capaci di promuovere l’appropriatezza complessiva
dell’assistenza.

Concludo dicendo che ci sarà certo modo e tempo per continuare a riflettere e approfondire tra noi questi temi, ma soprattutto ci sarà tempo e modo per continuare a lavorare
insieme, sapendo che il vostro contributo non mancherà e che sarà come sempre prezioso.

Livia Turco

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