Prezzi: Coldiretti, allarme semine. Grano più basso di 20 anni fa

Prezzi: Coldiretti, allarme semine. Grano più basso di 20 anni fa

 

Rispetto all’inizio dell’anno il prezzo del grano duro per la pasta è più che dimezzato al di sotto dei valori di venti anni fa che mettono a rischio le
prossime semine e con esse le forniture per la pasta Made in Italy. E’ questo l’allarme lanciato dalla Coldiretti nel sottolineare che il prezzo del grano duro è
stato quotato alla borsa merci di Bologna 0,23 euro al chilo rispetto a 0,50 euro al chilo di gennaio, con un riduzione del 54 per cento.

A fronte del crollo nei compensi riconosciuti agli agricoltori per il grano, si è verificato – sottolinea la Coldiretti – un insostenibile aumento dei costi di coltivazione pari
al 21 per cento su base annua con aumenti record per i concimi che hanno fatto segnare un balzo del 63 per cento. Il rischio concreto – precisa la Coldiretti – è una forte
riduzione delle semine e di conseguenza del prossimo raccolto di grano con effetti sulle scorte nazionali, in linea con quanto sta avvenendo a livello internazionale dove la Fao ha
lanciato l’allarme fame per l’abbandono della coltivazione del grano dal quale dipende la sopravvivenza di miliardi di persone con un raccolto di quasi 600 milioni di
tonnellate all’anno.

E’ peraltro sconfortante dover constatare, senza demagogia, che – sostiene la Coldiretti – il dimezzamento del prezzo del grano dall’inizio dell’anno oltre ad aver provocato una
situazione drammatica nelle campagne, non ha portato alcun beneficio ai consumatori di pasta che hanno dovuto contenere i consumi anche per effetto degli aumenti vertiginosi del 32 per
cento ad ottobre secondo l’Istat. L’andamento del prezzo della pasta che ha raggiunto 1,6 euro al chilo in media secondo il servizio Sms consumatori dimostra che – sostiene la
Coldiretti – nell’ampia forbice tra quotazioni del grano e quelle della pasta c’è sufficiente margine da recuperare per garantire un giusto reddito agli agricoltori e consentire
acquisti convenienti i consumatori. E’ in questa direzione che occorre intervenire perché ancora una volta si è dimostrato che – precisa la Coldiretti – l’emergenza
alimentare non si risolve con i prezzi bassi all’origine per gli agricoltori, perché di questi non beneficiano i consumatori e non consentono di coprire i costi di produzione e,
nel lungo periodo, portano alla chiusura delle imprese e alla destrutturazione del sistema con immaginabili ripercussioni di carattere economico e sociale.

La pasta è il piatto preferito dagli italiani con consumi medi procapite che in Italia sono sui 28 chili a persona, tre volte superiori a quelli di uno statunitense, di un greco
o di un francese, cinque volte superiori a quelli di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiori a quelli di un giapponese. Le esportazioni di pasta nel mondo – conclude la
Coldiretti – sono aumentate in valore del 46 per cento, con incrementi soprattutto nei paesi dell’Unione Europea ( 50 per cento), dove si realizzano i due terzi del valore delle
esportazioni, mentre sono quasi raddoppiate le esportazioni in Asia, che in valore ha quasi eguagliato il mercato americano, rimasto sostanzialmente stabile, nel primo semestre 2008
rispetto all’anno precedente.

L’andamento del prezzo del grano duro nel 2008 in euro al chilo

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Sett

Ott

0,50

0,52

0,52

0,48

0,40

0,37

0,34

0,32

0,30

0,23

Fonte: elaborazioni Coldiretti su borsa merci di Bologna

 

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