ADUC: Il prezzo del grano cala, pane e pasta aumentano… Scandaloso? No, endemico

 

Firenze – E’ “scandaloso” che il dimezzamento del prezzo del grano dall’inizio dell’anno, oltre ad aver provocato una situazione drammatica nelle campagne dove non si riescono
più a coprire i costi della coltivazione, “non abbia portato alcun beneficio ai consumatori di pane e pasta che hanno registrato aumenti vertiginosi”. E’ quanto afferma la
Coldiretti in occasione del World Pasta Day: “La situazione è drammatica con il grano tenero che è sceso sotto i 16 euro per quintale e quello duro sotto i 22 euro per
quintale, valori che non consentono di coprire i costi di produzione in forte ascesa ( 56% in un anno per i concimi). A differenza si continua a registrare secondo l’Istat a settembre
un record di aumenti della pasta ( 24,9%) che ha raggiunto valori medi di 1,6 euro al chilo”.

A noi sembra tutt’altro che scandaloso. Sarà che siamo abituati col prezzo della benzina, che segue il livello del barile di petrolio solo quando questo aumenta, ma l’allarme
della Coldiretti ci sembra un po’ troppo generico e spuntato per una qualche soluzione tangibile. A noi sembra, infatti, sintomatico di una economia e del rapporto rapace che
produttori, mediatori e controllori hanno verso di essa.

I primi due (produttori e mediatori), salvo rare eccezioni, concepiscono il consumatore finale come un pollo da spennare: tutti i vantaggi che hanno quando -per l’appunto- i prezzi dei
prodotti sui mercati internazionali calano, li utilizzano solo per il loro guadagno immediato. Non si rendono conto che solidità, continuità e profitto di un’azienda e di
un’attivita’ non e’ dovuto al presunto guadagno copioso in un certo periodo piu’ o meno fortunato, ma dalla solidita’ che ne deriva con l’affezione e la conquista dei consumatori;
affezione e conquista che deve esser tale in tutti i periodi, da quelli magri a quelli grassi.

Il terzo (i controllori, cioè lo Stato), pur rendendosi conto di guadagnare percentualmente anche su prezzi gonfiati a dismisura, dilaniato da eterni ammanchi e buchi per la
propria incapacità, persegue solo l’obiettivo di un maggiore introito fiscale. E cosa c’è di meglio di un costo finale che cresce, visto che i propri introiti sono
percentualmente commisurati alla crescita? Stato che, schizofrenicamente, si straccia le vesti per la crescita continua di un’evasione fiscale che, invece, e’ proprio lui ad alimentare
non commisurando la propria presenza al domanda e offerta del mercato. Lo Stato, poi, ogni tanto elargisce a pioggia e si illude che produttori e consumatori divengano sudditi… ma
cresce solo furbizia e l’evasione.

Un guazzabuglio, quindi, in cui l’allarme della Coldiretti, al di là di suscitare l’attenzione per la piu’ che evidente anomalia tra prezzi alla produzione e al dettaglio, rimane
li’. A nostro avviso, i produttori possono fare poco oltre a tagliare il più possibile la mediazione verso il mercato al dettaglio. Tagli che però lasciano a casa un po’
di persone con scarse prospettive di riadattamento. A nostro avviso, il primo e più importante passo deve essere fatto dallo Stato. Ma non con la “rottamazione” del chicco di
grano (vedi acquisto di forme di parmigiano reggiano e grana padano del ministro delle Politiche Agricole), bensì con la diminuzione della propria presenza fiscale e con la
realizzazione di servizi e infrastrutture che facilitino e rendano piu’ economiche tutte le fasi della filiera.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Leggi Anche
Scrivi un commento