Prezzi: caro-pranzo,il ticket non basta più

 

Milano – I lavoratori italiani devono fare i conti con buoni pasto insufficienti a coprire per intero il prezzo di un pranzo e sempre più spesso scelgono soluzioni
più economiche, come panini o pizze al taglio.

E’ quanto emerge da una ricerca realizzata da Fipe-Confcommercio e Anseb (associazione nazionale società emettitrici buoni pasto) che stila inoltre la classifica delle pause
pranzo più care con il nord nei primi posti tanto che Pavia (10,58), Milano (9,86) e Varese (9,16) conquistano le prime tre piazze mentre Napoli (6,09) e Potenza (6,13) risultano
le città più economiche.

Lo studio evidenzia, infatti, come per 7 lavoratori italiani su 10 sia ormai diventato impossibile pranzare al ristorante con i buoni pasto.

Questo perché, rileva Confcommercio, “in media il caro pausa pranzo solo nella prima parte del 2008 ha registrato un aumento del 4% rispetto al 2007, e un rincaro del 141% dal
2001”, mentre “il valore defiscalizzato del ticket restaurant è fermo da ben 11 anni al valore di 5,29 euro”.

Negli altri Paesi europei, sottolinea lo studio, il valore dei buoni pasto è decisamente più alto: in Spagna per esempio, i buoni sono di 9 euro, circa il 70% in
più dei nostri.

“Nonostante in Italia vi sia una legge per la rivalutazione dei buoni pasto in termini annuali a determinate condizioni – ricorda il presidente dell’Anseb, Sandro Fiorentino – i vari
governi nel corso degli anni non si sono mai interessati al problema, che non è stato mai affrontato realmente dall’esecutivo. Abbiamo avuto una forte richiesta da parte dei
sindacati di aumentare il valore dei buoni pasto, e questa sarebbe una soluzione concreta per dare un contributo di tipo pratico alla produttività”.(ANSA).

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