#coronavirus e nuova economia…

#coronavirus e nuova economia…

#coronavirus e nuova economia

Tutti scrivono e parlano che il #coronavirus insegnerà che bisogna cambiare modello e formula di vita.

Mi auguro che accada, ma con saldi principi sociali e di equità civile e imprenditoriale. Vedo solo suggerimenti da “non addetti” al lavoro. Pochi politici impegnati nel dibattito post-coronavirus: forse è colpa delle assenza in Parlamento? Non si può accontentare tutti: non ci sono i soldi!  Siamo ancora in mano a “re tentenna”. Gli italiani “medi” chiedono segnali subito. Niente assistenzialismo. Niente promesse da marinaio. Niente santificazione del sommerso e dell’evasione. Equità anche fra le imprese.  

 

 

Fabrizio Zanetti

Fabrizio Zanetti, amministratore delegato di Hausbrant 1892 Trieste spa, scrive dalla mia amata Treviso. Dopo una più o meno enunciazione di fatti reali e corretti, per esempio non credo al calcolo somma-sottrazione del presidente Boccia di Confindustria perché allora tutti i bilanci di imprese industriali andrebbero rifatti,  riporta le catastrofiche valutazioni di diversi economisti e scuole di pensiero.

In questi giorni – ma non l’anno scorso o nel 2009-2010 nel mondo e per l’Italia ancora nel 2011-2012 dopo la seconda batosta economica finanziaria – sono saltate fuori analisi-opinioni-teorie economiche di grande attenzione, impatto, intensità da tutte le parti del mondo! Perché tutta questa agitazione positiva e forte oggi 2020 e non nel 2009 o nel 2011?

Molto semplice il #coronavirus colpisce il consumo finale, il consumo reale, il fruitore finale dei servizi, l’uomo della strada e non la multinazionale e non il grande finanziere, cioè incide sul primo fondamentale dell’economia vera e reale: la spesa del cittadino, il valore anche economico – e io dico per fortuna non solo e non in primis – dell’individuo come visto da Keynes e altri dopo di lui ma dove il vero welfare è stato totalmente confuso e dimentica, proprio dai sindacati e dagli industriali nei loro tavoli negli ultimi 40 anni.

In Italia da 40 anni manca una politica industriale: dopo la crisi energetica dei primi anni ’70, la crisi inflazionistica e occupazionale del primi anni ’80 non è stato modificato nulla. Conclusione: in Italia e in moltissimi paesi occidentali-Europa ancor più non si è capito che l’economia virtuale e creativa può andare bene in momenti di grande crescita, di PIL al 3% annuo di incremento… non in fase di stallo, di difficoltà.

Altra cosa importante: un Paese democratico e vero, con attenta visione di lungo periodo e di alti valori repubblicani (parlamentari o no) deve avere un sistema economico adattabile, veloce, dinamico, innovativo … oggi tecnologico. Imprese antiche oggi non servono, attaccamenti a privilegi individuali o di categoria o di gruppo autodeterminante sono deleteri… soprattutto per una classe borghese (solitamente l’80% di una qualsiasi società occidentale) cui è richiesto il massimo contributo in imposte, tasse, consumo, credito, investimenti. E ora ci si accorge di ciò!

Massimo Cacciari

Meglio tardi che mai dice anche qualche illuminato economista del passato recente. Ha ragione il filosofo prof Cacciari, più di tanti economisti oggi così pronti a resuscitare!

Tutte le misure contingenti indicate da Zanetti sono non solo condivisibili, ma urgenti con una sola riflessione-commento che ogni tipo di intervento di sostegno (azione e/o misura con fondi Ue e/o aiuti di Stato direttamente forniti), oggi marzo-aprile 2020, al mondo industriale italiano venga accompagnato da norme di tutela e di sostegno all’occupazione contrattuale di lungo periodo e alla produttività di impresa attraverso un progetto di tecnologia al 100%. Stessa cosa deve valere, con modalità differenti per le imprese piccole, sotto i 2 mio/euro di fatturato annuo e/o con meno di 50 dipendenti a tempo indeterminato. Bisogna chiaramente differenziare gli aspetti fiscali da quelli tributari, eliminando molta burocrazia pubblica e fare migliori contratti di sistema, separare quello che è finanza da quello che è economia reale privata. Una patrimoniale: forse si, al di sopra di un certo reddito di impresa e famigliare.

 

In effetti, come fa quasi capire Zanetti, ci fosse stata una “vera serranda al 100%” fin da subito (ricordo la GU del 31 gennaio 2020 in cui si parlava di grave emergenza sanitaria in tutto il Paese) e senza i furbetti della passeggiata ecc… sicuramente 90 gg di clausura sarebbero stati sufficienti. Oggi oltre una “certa data” non si può andare, ma non perché imprese multinazionali possano chiudere o per modelli matematici di economia finanziaria (deduzioni di ammortamenti del 100% sull’innovazione tecnologica aziendale è un ottimo format e revisione della fiscalità e del cuneo sono impellenti), ma perché la gente chiusa in casa ha un bisogno di vita reale, una necessità di sentirsi produttivi, un rispetto verso i medici in prima linea, con un welfare diverso, un modo di usare il danaro più consono, meno arrivismo e nepotismo, meno privilegi per qualcuno, ridimensione di ruoli e di stipendi (parlo da ex manager anche).

Infine sarei molto cauto nel considerare finita la pandemia, non è una epidemia. In casi come questi, la virtù non sta nel mezzo di una qualsiasi scelta. E’ vero che il buonsenso è solitamente una via mediana, ma oggi 2020 non è più così.

Il buonsenso, l’alta conoscenza e capacità di un sistema, la responsabilità delle scelte qualunque esse siano, si misurano su opzioni e su progettualità di lungo periodo, comparto per comparto, settore per settore. La stessa medicina e la stessa misura non serve al cavallo da corsa e al mulo da soma delle vivande: ma entrambi sono indispensabili.

 

La proposta giusta da fare all’attuale Governo, che eredita un passato strumentale strutturale infrastrutturale indecente ma anche di politiche di bassissimo e cortissimo respiro nate attorno ai soliti tavoli di regia del bla-bla-bla sindacale e datoriale, è quella di “studiare” una politica speciale per ogni binario civile, sociale, economico.

La stessa grande sanità pubblica italiana, convintissimo che la migliore soluzione è il welfare al 100% pubblico per tutti, è stata concepita negli ultimi anni più sul pareggio di bilancio, su aspetti amministrativi, su tarature vecchie primariali-medicali e di struttura di palazzo: questo fiore all’occhiello per primo deve essere adattato a nuovi modelli e sistemi, nuovi pazienti.

Dico da anni che ci vuole una Sanità a misura del servizio al paziente, e non ai reparti. Sono stati i virologi e i medici pensionati in prima linea che ci hanno confermato che il singolo italiano è sempre meglio del gruppo e dell’eletto!

Dico da anni che Sanità&Scuola possono-devono essere le uniche due voci del bilancio dello Stato in passivo per legge! Anche il modello di Stato va ri-studiato, bisogna cogliere l’occasione della catastrofe: Regioni e Comuni troppo piccoli, giusto Regioni ordinarie e autonome insieme con deleghe diverse, troppi parlamentari, ambiti e sistema elettorale nuovo …

Può continuare a stare in piedi la attuale mariage economico-finanziario così impattante e spropositato fra loro?

Può l’Europa solidale di Stati Uniti continuare a essere tale solo pensando solo a fattori monetari?

Può l’Italia continuare a non individuare asset strategici forti nazionali integrati e dare la colpa all’Europa?

Bisogna individuare un “Piano post Guerra” non un fondo per ripianare i bilanci di tutti. Domando e mi domando: sarebbe stato meglio perseguire, ma con il coraggio di dichiararlo pubblicamente,  la soluzione del “laissez faire et passer” del coronavirus cioè l’immunità di gregge?

 

Vedi PDF del testo di Fabrizio Zanetti,
del 24 Marzo 2020

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
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