Per otto Wine Lovers su dieci servono interventi urgenti per la tutela dell'ambiente

Verona – Disposti a spendere anche 500 euro per una sola bottiglia di vino, ogni anno arricchiscono la loro cantina personale di 300 bottiglie, frequentano enoteche, eventi dedicati al
vino e un week end su tre lo dedicano al turismo enogastronomico, sono i Wine Lovers, oltre 2 milioni di super appassionati di vino, ma anche di ambiente.

Il 75,5%, infatti si interessa attivamente di tematiche ambientali (contro il 42% della media nazionale) e otto su dieci sono assolutamente convinti che un vino di qualità non può
che venire da un ambiente di qualità, ovvero tutelato e protetto. Una tutela che ritengono essere carente in Italia, tanto che il 79,5% pensa che nel nostro Paese, che tanto punta sulla
qualità dei suoi prodotti, non si faccia abbastanza (percentuale che al Sud arriva a quasi nove su dieci) e che servirebbero leggi speciali per la salvaguardia di territorio e ambiente.
Le tematiche ambientali che maggiormente «preoccupano» i wine lovers? Al primo posto c’è l’inquinamento industriale (73%), ma molti hanno segnalato l’inquinamento dato da
mobilità e trasporti.

Questo è quanto emerge da uno studio commissionato da Vinitaly e realizzato da BocconiTrovato&Partners e presentato oggi a Vinitaly. La ricerca è stata realizzata attraverso
200 interviste a wine lovers, ovvero «super appassionati» di vino (consumo abituale di vini almeno 1/2 volte a settimana, buona conoscenza, acquisto personale, profilo socio
demografico medio alto in base a reddito netto complessivo mensile familiare dichiarato maggiore di 3.000 ? mensili o professione), con l’obiettivo di individuare il rapporto che lega questi
amanti del vino (in Italia sono circa 2 milioni) all’ambiente e alla sua tutela e il legame tra vino di qualità e ambiente protetto.

«Nel 2007 abbiamo presentato la prima ricerca voluta da Vinitaly per fare l’identikit dei super appassionati, quelli che – ha detto Flavio Piva, condirettore generale di Veronafiere,
durante l’incontro – abbiamo poi ribattezzato I Wine Lovers. Quest’anno, in tempi non sospetti perché la ricerca è stata chiesta e realizzata prima degli scandali, abbiamo voluto
approfondire il rapporto tra i Wine Lovers e le più importanti tematiche ambientali. I media – ha continuato Piva – stanno dimostrando un grandissimo interesse su questi temi e
dall’indagine è emerso che questo è un tema imprescindibile anche per gli enoappassionati».

Quello che i Wine Lovers hanno per l’ambiente è un «interesse generale», legato alla qualità della vita, ma anche un «interesse specifico», legato alla
loro passione per il vino di qualità. Lo dimostrano le risposte alla domanda «Che rapporto intercorre tra un ambiente protetto e un vino di qualità?» Ben
l’85,5% dei Wine Lovers intervistati per conto di Vinitaly, è convinto che ci sia un legame molto forte, anzi, come ha risposto il 26%, un rapporto inscindibile.

Il 63% di coloro che ritengono che il legame ci sia sostiene che c’è un rapporto diretto tra qualità del vino e qualità dello specifico ambiente in cui viene prodotto (ad
aver dato questa risposta sono principalmente i Wine Lovers over 55 anni: per il 79,2% di loro, infatti il legame più forte è con la qualità dello specifico territorio di
produzione).

Tra le principali preoccupazioni dei Wine Lover sicuramente al primo posto c’è l’inquinamento industriale, segnalato dal 73% degli intervistati, così come desta molte
preoccupazioni (70,5%) il surriscaldamento globale, per non parlare delle problematiche legate proprio alle coltivazioni. Sei intervistati su dieci, poi, hanno segnalato l’inquinamento dato da
mobilità e trasporti (61,5%), un tema estremamente sentito, come dimostra anche il successo di iniziative legate alla «spesa a emissioni zero» (tema particolarmente percepito
dalle donne – 66% contro il 56,7% di uomini). Grande allarme anche per l’utilizzo di materiali non bio degradabili (50,5%).

L’Italia, che tanto punta sulla qualità dei suoi prodotti, fa abbastanza per tutelare l’ambiente? Le risposte non sono molto incoraggianti: sono pochissimi a ritenere che uno
dei beni più preziosi del nostro Paese, ovvero l’ambiente e la sua incredibile ricchezza, che tanto contribuisce al successo dei prodotti del made in Italy nel Mondo, sia
sufficientemente tutelato. Solo il 2% pensa che si faccia abbastanza o che quanto meno si stia iniziando ad andare nella giusta direzione (come sostiene l’8,5%). Se il 10% sostiene che
«dipende dai singoli territori», in generale otto su dieci pensa che non si faccia abbastanza (percentuale che al Sud arriva a quasi nove su dieci). Il 32%, infatti dice che mancano
politiche e interventi adeguati e il 47,5% rincara la dose dicendo che si fa ancora troppo poco. I più pessimisti sono gli uomini (81,5% che dice che l’Italia non fa abbastanza, contro
il 77,6% di donne).

Nell’ambito della ricerca, altre 45 interviste hanno interessato chef italiani, selezionati tra le più importanti e accreditate guide sulla ristorazione, con l”obiettivo di individuare
il rapporto che lega gli chef all’ambiente e alla sua tutela.

Anche per loro l’approccio all’ambiente è cambiato nel tempo. Se un tempo i migliori chef si vantavano dell’utilizzo di ingredienti che attraversavano il mondo in Concorde, oggi si
scoprono paladini dell’ambiente e della sua tutela, tanto che ben il 95% degli intervistati ritiene che quello legato all’ambiente sia un tema da cui non si può prescindere, sia a
livello «personale» che in relazione al loro lavoro.

Addirittura, come sostiene il 73%, «senza un ambiente di qualità non possono esistere cibo e vino di qualità». Di fatto deve esserci già alla base un rapporto
forte tra la professione di chef e la tutela dell’ambiente: il 43% dice infatti di aver sempre avuto interesse per le tematiche ambientali, interesse che è andato via via crescendo, con
la professione.

Ma a chi spetta il compito di tutelare l’ambiente? Per quasi sette intervistati su dieci è fondamentale un impegno «diretto di ciascuno», non solo, il 79% è convinto
che proprio gli chef possono fare molto per la tutela dell’ambiente (a partire dalla diffusione della cultura ambientale).

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