Cultura del vino, donne e giovani spingono il vino italiano negli USA

Verona – Cultura del vino, competenza, tradizione culinaria sempre più made in Italy, gli alleati principali del vino italiano per superare l’empasse del caro euro sul mercato
statunitense sembrano essere proprio i comportamenti degli americani.

Il focus estero del Vinitaly dedicato al mercato Usa parte insomma da una certezza: la maturità del nostro primo buyer internazionale (ha superato la Germania) si incrocia sempre meglio
con il rapporto qualità prezzo del ‘Vitigno Italia’. Che, dal canto suo, ha compiuto lo sforzo fondamentale di ‘tenere il mercato’ per attenuare l’apprezzamento dell’euro, con un aumento
del prezzo medio di appena il 2,19%, portando ogni litro venduto a un costo di poco superiore ai 5 dollari. Se a tutto ciò si aggiunge il costante exploit della domanda di vino – specie
tra le donne e tra i cosiddetti millennians, ovvero i figli quasi trentenni dei baby boomers (lo zoccolo duro del consumo enologico statunitense) – ecco che recessione e dollaro debole fanno
meno paura rispetto ad altri settori di mercato.

«Noi abbiamo scommesso già dal 2002 sul mercato americano con Vinitaly US Tour – dice Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – perché abbiamo intuito le
enormi potenzialità di export. Il tempo ha dato ragione del lavoro fatto assieme alle aziende italiane e alle istituzioni preposte per promuovere il vino e la cultura del
vino».
I dati, almeno sino ad oggi, danno ragione all’Italia: quasi 1 miliardo e 300 milioni di dollari il fatturato a stelle e strisce del nostro vino: il 9,7% in più rispetto al valore
dell’anno precedente. Una performance sul valore che ci vede secondi, dietro alla Francia, mentre nelle quantità vince l’Italia, che allunga sull’Australia e su una Francia che esporta
la metà di noi. Tiene (-0,4%) anche la quota italiana di mercato (27,5%) dove avanzano minacciosi la Spagna e i Paesi del ‘nuovo mondo’, in particolare Nuova Zelanda e Cile a scapito
soprattutto dell’Australia.
Anche le previsioni, secondo gli analisti presenti al focus del Vinitaly sono senz’altro buone, specie per i vini imbottigliati e soprattutto per gli spumanti, che ogni anno – da 3 anni –
rosicchiano un punto percentuale alla leader Francia e che nel 2007 sono cresciuti del 16% in valore. Una crescita trainata da alcune zone epicentro della domanda enologica, come la Florida e
soprattutto Miami, che negli ultimi 10 anni ha incrementato le vendite del 60% e che oggi rappresenta l’8% dell’intero mercato Usa, forte anche di 1.500 importatori. Una zona ‘calda’ per i
nostri produttori a cui crede fortemente il presidente di Buonitalia, Emilio De Piazza, a partire dal mercato della crocieristica: «Miami è il porto americano delle crociere verso
tutto il mondo, ed è certamente una delle città della Florida da dove poter partire per promuovere, attraverso nuove formule, il nostro patrimonio enologico. Per questo
Buonitalia, in collaborazione con Veronafiere e l’Ice di Miami, sta realizzando un progetto che prevede la realizzazione di azioni promozionali finalizzate all’inserimento delle nostre
etichette nelle carte dei vini delle crociere».

Proprio Miami è stata la prima tappa del Vinitaly US Tour 2008, nel febbraio scorso. La seconda parte del viaggio promozionale di è in programma dal 27 al 30 ottobre prossimi e
toccherà Chicago, New York e Washington.
Un processo di internazionalizzazione, quello del vino italiano negli Stati Uniti, che secondo gli esperti potrà rappresentare una base esperienziale anche per i nuovi mercati. La
sintesi di tutto ciò sono gli eventi di Veronafiere all’estero in favore del vino italiano, che oggi compiono 10 anni. Oggi l’internazionalizzazione dei mercati del vino organizzata con
il Vinitaly World Tour comprende tappe in Russia, India, Cina, Giappone, oltre che ovviamente in Usa. Ed è su questi Paesi che sono concentrati i focus esteri in programma in questi
giorni i fiera, ai quali si aggiunge la novità del Brasile, considerato uno dei mercati emergenti con maggiori potenzialità.

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