Per fare l’Italia (unita) bisogna rompere le uova

Per fare l’Italia (unita) bisogna rompere le uova

Spesso la storia unisce grandi vicende a piccoli avvenimenti. Così, parlando di Unità ‘d’Italia, viene fuori il rapporto d’amore di qualche personaggio con le uova.

Personaggi come Vittorio Emanuele II. Reale per nascita ma informale e concreto per vocazione, il Re Galantuomo amava gustare le cose semplici, concrete e gustose, come l’amante Rosa
Vercellana.

Donna del popolo, diretta e senza fronzoli, la “bela rosin” conquistava il suo uomo alternando arti amatorie a quelle culinarie: sua l’idea di preparare le uova con sale, pepe, limone e
maionese. Chiamata in suo onore “uova alla bella rosina” (alla bela Rosin), tale pietanza si mangia ancora oggi.

Parlando di uova, si arriva a parlare di Mazzini. Inseguito dalle autorità della Penisola, il patriota si rifugia a Londra, dove per vivere lavora nel campo dell’import-export, trattando
anche i prodotti delle galline. L’evento più importante arriva però nel 1835, quando Mazzini si rifugia in Svizzera. Dal rifugio elvetico, l’uomo scrive una lettera alla madre
Maria Drago, parlandole “Di quel dolce che vorrei faceste e provaste, perché a me piace assai”. Le notizie arrivano dal libro “Provincia Risorgimentale”, che offre anche gli ingredienti,
avvertendo come Mazzini traduca “Alla meglio, perché di cose di cucina non m’intendo, ciò che mi dice una delle ragazze in cattivo francese”.

In ogni caso, funziona così: “Pestate tre once di mandorle, altrettante di zucchero. Sbattete il succo d’un limone e due tarli d’uovo, montate a neve gli albumi e mescolate il tutto.
Unta di burro una tortiera, mettete sul fondo pasta sfoglia. sulla quale verserete il miscuglio suddetto. Zuccherare e mettere in forno”.

Infine, Camillo Benso. Perfetta incarnazione della dualità della storia, il politico alternava attività diplomatica e studio della cosa pubblica ai piaceri della tavola e del
letto. Poi, per riprendersi dagli incontri con focose signore, ordinava lo zabaione. E, si raccomandava, doveva contenere sia molte uova che, ironicamente, Marsala siciliano

Matteo Clerici

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