Pellegrino Artusi, signore di Forlimpopoli

Pellegrino Artusi, signore di Forlimpopoli

Alfredo Panzini nel suo “Dizionario Moderno” alla voce “Artusi” scrive: “Libro di cucina, per antonomasia. Che gloria! Un libro che diventa nome e un nome che diventa libro. A quanti letterati
toccò tale fortuna? Al caro signore di Forlimpopoli”.

Definita “osmosi onomastica” quella che, con il tempo, si è andata creando tra Pellegrino Artusi e il suo volume di gastronomia, il più famoso e il più venduto tra
quanti ne siano stati pubblicati in Italia, se per un verso costituisce un traguardo senz’altro ambizioso, dall’altro non rende giustizia alla personalità dell’autore.

Il signore di Forlimpopoli oltre che gran maestro di cucina è uomo di lettere, amico intimo di Olindo Guerrini, Paolo Mantegazza, Renato Fucini, Alessandro d’Ancona e autore di due opere
su Foscolo e Giusti.

Pellegrino nasce a Forlimpopoli il 14 agosto 1820.

Il padre Agostino, soprannominato “Buratèl”, gestisce un fiorente commercio di coloniali in una di quelle botteghe di cui s’è persa ogni traccia.

Dopo gli studi nella città natale e il collegio nel seminario vescovile della vicinissima Bertinoro, il giovane Pellegrino passa all’Università di Bologna, dove, “sveglio e
intelligente”, si laurea in lettere.

Ritornato in famiglia aiuta il padre in attesa di un’occupazione che lo soddisfi dimostrando subito senso negli affari e fiuto commerciale.

La sera del 25 gennaio 1851 l’avvenimento che decide della sua vita.

Al Teatro Comunale la famiglia Artusi è fra il pubblico quand’ecco l’irruzione dei briganti del “Passadore”!

Stefano Pelloni, in origine traghettatore, donde il soprannome di “Passadore”, imprigionato per omicidio, è riuscito a evadere dal carcere.

Messosi a capo di una banda sta seminando il panico nella zona e quella sera terrorizza gli spettatori puntanto gli “scoppi” e imponendo la consegna di denaro e gioielli.

Chi cerca di salvarsi, asserendo di non avere nulla, è “consigliato” di rifornirsi a casa… fra questi anche Agostino Artusi, che tornatovi, pensa di non farsi più vedere.
L’escamotage non funziona, raggiunto dai briganti è derubato presente tutta la famiglia.

In seguito a quest’episodio la famiglia Artusi decide di abbandonare Forlimpopoli emigrando in Toscana e precisamente a Firenze.

Lasciata ben presto anche Firenze, il nostro Pellegrino si sposta a Livorno, riuscendo in brevissimo tempo, grazie al suo istinto commerciale, a mettere insieme un consistente patrimonio.
Ritornato nel capoluogo toscano apre un “Banco di Sconto”.

Ritiratosi nel 1870 per “godere il frutto delle sue fatiche” ma “non nell’ozio”, gli “salta il ticchio” di sperimentare le ricette della cucina regionale italiana e di “cucire” con queste un
trattato gastronomico: mai avrebbe immaginato la fama che gli sarebbe derivata!

Il manoscritto è rifiutato dagli editori ma Pellegrino Artusi, pur di vedere il libro stampato, paga personalmente le spese del tipografo e nel 1891 esce “La scienza in cucina e l’arte
di mangiar bene”.

Sfogliare il volume ci riserva più di una sorpresa.

Le ricette sono quelle che sono e, oggi, per spennare volatili, friggere delicatamente rane, trinciare con precisione geometrica un tacchino o quant’altro occorrerebbe tempo e dedizione che non
sono più confacenti con i “tempi moderni”.

Le citazioni, poi, sono divertenti, di una schiettezza romagnola abbinata alla tipica arguzia toscana, come la disquisizione sull’origine del “Cuscussù” e della sua difficoltà di
attuazione: Chè non è impresa da pigliarsi a gabbo – descriver bene questo grande intruglio – né da lingua che chiami mamma e babbo.

Gastronomo per antonomasia è, prima di tutto, uomo di lettere e di cultura tanto da precisare nel suo “manuale pratico per le famiglie”: Non vorrei però che per essermi occupato
di culinaria mi gabbellaste per un ghiottone o per un gran pappatore; protesto, se mai, contro questa taccia poco onorevole, perché non sono né l’una né l’altra cosa. Amo
il bello ed il buono ovunque si trovino e mi ripugna di vedere straziata, come suol dirsi, la grazia di Dio. Amen.

La signora in Rosso in esclusiva per Newsfood.com

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