Parmigiano Reggiano, bene vendite primo semestre 2020 in Italia e nel mondo

Parmigiano Reggiano, bene vendite primo semestre 2020 in Italia e nel mondo

Il Consorzio del Parmigiano Reggiano guarda al futuro con positività dopo la semestrale 2020

di Maurizio Ceccaioni

Passato il primo semestre di quest’anno infausto per il coronavirus, Trump o non Trump il prodotto di qualità si vende nonostante i dazi americani. Questa “sorte” è toccata pure al nostro prodotto nazionale d’eccellenza, quel Parmigiano Reggiano offeso – come altre decine di prodotti nazionali esportati e surrogati in tutto il mondo – anche dai dazi iniqui imposti dagli Usa a guida Donald Trump.

Adesso che si tirano le somme del primo semestre 2020 e si fanno i confronti con quello precedente, nonostante il Covid-19 e le incertezze sui mercati internazionali, al Consorzio del Parmigiano Reggiano tirano un bel respiro di sollievo. Infatti, dall’elaborazione dei dati forniti dalle 32 imprese di produzione, confezionamento e commercializzazione che hanno aderito alla rilevazione, quel +6,1% delle vendite italiane, il +12,5% di quelle dell’area Ue e il +11,9% extra Ue, non possono che far auspicare un bilancio altrettanto positivo per il secondo semestre 2020 (vedi tabella completa a fine articolo).
Dall’analisi dei dati fatte dal Consorzio Parmigiano Reggiano e dal Centro Ricerche Produzioni Animali (Crpa), 34.200 tonnellate di Parmigiano sono state utilizzate sulle nostre tavole e oltre 27mila tonnellate hanno superato i confini nazionali per finire sulle tavole di tutto il mondo. In particolare, sottoforma di formati porzionati e grattugiati, cresciuti rispettivamente del 14,7% e del 14,2%, a discapito delle forme intere, calate del 5,9%.

Parmigiano Reggiano sulle tavole del mondo

Nell’Unione Europea a 28, la variazione sul 1° semestre 2019 è stata del +12,5 e il mercato trainante per l’estero è stato quello tedesco (+19,6% sul totale export), che per la prima volta ha superato la Francia (+19,5%), da sempre leader nei consumi dopo l’Italia e prima di Usa, Uk e Canada. Da sottolineare i notevoli incrementi in valori assoluti, delle importazioni per Olanda (+31,6%), Belgio (+31,3%), Germania (+16%), Regno Unito (+15,1%) e Francia (+7,2%); mentre in controtendenza troviamo la Grecia (-14,6%) e l’Austria (-13,3%).

Grande ottimismo pure dai mercati extra Ue, cresciuti dell’11,9%, con il grande balzo in avanti registrato da Canada (+153,9%), Area del Golfo (+50%), Cina (+37,2%) e Norvegia (+35,8%). Anche qui non tutte le note sono positive come per l’Australia (-25,8%), Giappone (-3,2%) e Usa (-1,6%). Flessioni legate probabilmente alle incertezze sui mercati per il coronavirus, ma anche a quei dazi americani protezionistici manco a dirlo, autorizzati dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Dazi molto sospettosamente ritenuti legati al cosiddetto ‘Italian sounding’, che vede proprio negli Usa – che non aderirono all’Accordo di Lisbona del 1958 e al successivo Atto di Ginevra del 2015 sul sistema internazionale di protezione delle Indicazioni Geografiche – i principali taroccatori di prodotti italiani d’eccellenza.

Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano

Una cauta soddisfazione si ritrova nelle dichiarazioni a caldo del presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli. «Anche in questo momento di crisi e incertezza il mercato ci ha premiato. I dati dimostrano come la marca forte e ben posizionata verso il consumatore sia stata il vaccino migliore per arginare gli impatti commerciali del Covid. Ora serve la collaborazione di tutti per tutelare il prodotto ed evitare i rischi legati ad un autunno molto incerto sia in Italia che all’estero. È un dato estremamente positivo, ma che arriva in un momento difficile per il nostro comparto, perché sebbene il nostro prodotto abbia ottenuto ottime performance in termini di vendite, sta però soffrendo di un eccesso di offerta che ha causato un calo dei prezzi e una conseguente riduzione della remuneratività per le nostre aziende produttrici».

Per Bertinelli, la soluzione per riequilibrare i prezzi di mercato e rispondere prontamente alla crisi, al momento è una sola: fare alzare le quotazioni del prodotto acquistando dai suoi 335 caseifici un quantitativo massimo di 320mila forme (160mila relative al 3° quadrimestre 2019 e 160mila al 1° quadrimestre 2020). Forme poi conservate nei magazzini del Consorzio e fatte stagionare più a lungo, prima di essere reimmesse al momento opportuno sul mercato. Un provvedimento già adottato positivamente nel 2014-2015, ma che questa volta sarà poi accompagnato da un’ulteriore riduzione delle quote di produzione già previste nel prossimo triennio.

Un magazzino del Consorzio Parmigiano Reggiano

 

 

Export di Parmigiano Reggiano per Paese – 1° semestre 2020 sul 1° 2019 

 (valori espressi in tonnellate) 

      Paese   1° sem 2019  1° sem. 2020      Var. % 2020/2019
Germania 4.674,5 5.421,2 +16,0
Francia 5.040,7 5.404,8 +7,2
Regno Unito 3.245,0 3.735,7 +15,1
Paesi Bassi 577,9 760,6 +31,6
Belgio 576,1 756,2 +31,3
Spagna 624,5 668,3 +7,0
Svezia 510,3 589,7 +15,6
Danimarca 351,5 361,4 +2,8
Grecia 396,2 338,5 -14,6
Austria 130,7 113,4 -13,3
Altri paesi UE 1.164,2 1.295,6 +11,3
Ue-28 17.291,5 19.445,4 +12,5
USA 5.107,7 5.025,1 -1,6
Canada 541,5 1.374,6 +153,9
Svizzera 467,8 491,5 +5,1
Giappone 466,2 451,2 -3,2
Australia 253,4 188,1 -25,8
Norvegia 126,4 171,6 +35,8
Area del Golfo 64,1 96,5 +50,5
Cina 20,3 27,9 +37,2
Altri extra Ue 369,4 387,5 +4,9
Totale 24.708,2 27.659,3 +11,9

Fonte: Elaborazioni su rilevazioni dirette

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