Pane a un euro al chilo, esposto all'Antritust

La campagna contro i fornai – ladri – speculatori deve finire, motivo per cui tutte la Federazione italiana panificatori ha deciso di passare all’attacco, nella riunione del 9 aprile, tenutasi
presso la sede di Roma, il Consiglio di presidenza ha deciso di presentare un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e all’Autorità per le Garanzie nelle
Comunicazioni.

Alla prima si chiede di vigilare sugli accordi al ribasso del prezzo del pane che sono stati stipulati in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. All’altra, di analizzare la campagna diffamatoria
condotta dai mezzi di informazione contro i panificatori.

L’esposto firmato dagli avvocati Luca Mazzeo e Federica Scafarelli punta il dito contro molti soggetti, prima fra tutti la Coldiretti. Ripercorrendo l’intera campagna mediatica, partita nei
mesi estivi, si denuncia come tutti i media abbiano dato un’informazione parziale e incompleta. Parzialità e incompletezza di cui si è macchiato lo stesso presidente del Consiglio
Romano Prodi nel corso della trasmissione Porta a Porta, andata in onda il 17 settembre del 2007. In quell’occasione, come evidenziano gli avvocati, «è emerso un quadro complessivo
tutt’altro che edificante della categoria dei panificatori artigiani, tendente quanto meno ad accreditare dubbi sulla loro correttezza professionale, sostenendo che siano in atto forti ed
ingiustificati aumenti del prezzo del pane e sottintendendo, in maniera più o meno esplicita, responsabilità precise e pesanti da parte di tutti (e si sottolinea tutti!) i fornai
italiani». Ma la cosa più grave è che tutto il discorso del presidente Prodi si è «basato su erronee e, ancor prima, illogiche semplificazioni relative ai costi
di produzione del pane in rapporto al prezzo del grano [e …] in assenza di contraddittorio con rappresentanti della nostra categoria».

A causare i danni più pesanti alla categoria, però, è stato un unico soggetto: la Coldiretti. Nell’esposto infatti si legge come la stessa «è intervenuta a
più riprese, sull’argomento prezzo del pane, dall’estate 2007 in poi, con commenti ed annunci ripresi da tutti i media, tendenti per l’appunto ad ingenerare, nei cittadini italiani, la
erronea convinzione che, nonostante la (asserita) stabilità del prezzo del grano, vi sarebbe un (supposto) ingiustificato ed abnorme aumento del prezzo del pane ad «arbitrio»
dei fornai, che quindi speculerebbero, in danno dei consumatori, sui rincari generalizzati delle materie prime e degli alimenti». In particolare, si sostiene da parte di Coldiretti che:
il prezzo del pane «dal campo al consumo» sarebbe addirittura moltiplicato di 15 volte; che i dati ISTAT sarebbero inattendibili; che il prezzo del pane subirebbe ingiustificate ed
indiscriminate variazioni dal Nord al Sud dell’Italia, «lasciando così intendere che il mercato del pane sarebbe una sorta di «far west», in balia dei prezzi decisi
arbitrariamente dai panificatori», come si legge nel testo.

Questi comportamenti per i due avvocati non lasciano spazio a dubbi. «La natura – non scientifica e, comunque, non controllata – dei dati diffusi dalle organizzazioni agricole, la
diffusione che di tali dati viene – acriticamente – data dai mezzi di informazione, l’individuazione – sulla base di simili dati – della categoria dei panificatori come unica responsabile
dell’aumento dei prezzi, la cadenza – pressoché quotidiana e, comunque, costante – con cui viene alimentata la campagna in atto, rappresentano elementi più che sufficienti ad
avvalorare l’ipotesi che sia in atto, da parte di qualcuno, un vero e proprio tentativo di manipolazione e/o sviamento del mercato panario, al fine di dirottare gli acquisti del pane dai
tradizionali panifici artigianali in favore di altri soggetti già presenti sul mercato o che aspirano ad esserlo in futuro».

Sul fronte della concorrenza del mercato, invece, l’esposto accusa i recenti accordi stipulati in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna di danneggiare il libero mercato. Proprio perché
violano i principi stabiliti dall’art. 81 del Trattato CE e dagli art. 2 e 4 della Legge n. 287/1990, «tali «intese», in quanto relative alla concordata fissazione dei prezzi
del pane, al di là dei fini propagandistici che pur le connotano, hanno quale effetto quello di restringere la concorrenza nei mercati panari presi a riferimento».

In particolare, è l’accordo siglato a Padova che può danneggiare gravemente i panificatori.

«Relativamente all’intesa tra i panificatori patavini», scrivono i due avvocati, «si osserva come detti operatori, che dovrebbero essere tra loro in una posizione
concorrenziale, attraverso l’accordo stipulato o, comunque, attraverso la pratica concordata posta in essere, di fatto abbiano coordinato i propri comportamenti (se si vuole anche per effetto
della decisione del Consorzio cui aderiscono) al fine di determinare il prezzo con cui porre in vendita il pane.

Con ciò falsando i meccanismi competitivi e, per l’effetto, penalizzando gli operatori che non aderiscono ad un siffatto «cartello» i quali, per «rimanere nel
mercato», non hanno che l’alternativa di uniformare i propri prezzi di vendita a quelli fissati con l’intesa ovvero aderire alla stessa».

Discorso diverso per quanto riguarda le intese lombarde ed emiliane, che prevedono nei punti vendita della grande distribuzione la vendita del pane per sei mesi del pane a un euro al chilo.
Queste, oltre ad essere «illecite» evidenziano senza dubbi il «carattere «predatorio» del prezzo di 1 ? /Kg. che si intenderebbe praticare; trattandosi di un
prezzo in media inferiore a quello praticato sui mercati di riferimento».

La palla adesso passerà alle due Autorità che indubbiamente non potranno più far finta di niente.

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