Paesaggio rurale, 'A Moscheta esperienza modello'

Firenze, 6 Novembre 2007 – Un intervento di restauro che ha per oggetto un paesaggio rurale, è questa la novità assoluta del progetto in corso di realizzazione nell’area
appenninica di Moscheta, nel Mugello. In 250 ettari di questo patrimonio agricolo forestale che gravita intorno ad un’antica abbazia si vogliono restaurare aree boscate, castagneti, aree a
pascolo, aree agricole, riportando, per quanto possibile questo pezzo di montagna alle fattezze di un tempo e recuperando oltre alle forme colturali più a rischio, anche fabbricati
rurali, essiccatoi per le castegne, piazze carbonili, viabilità storica.

Il progetto per la realizzazione del parco del paesaggio rurale di Moscheta è stato oggetto di un convegno svoltosi oggi al castello di Cafaggiolo e cui hanno portato il loro contributo
anche gli assessori regionali coinvolti per le loro competenze: Susanna Cenni (agricoltura e foreste), Riccardo Conti (assetto del territorio), Paolo Cocchi (turismo, commercio e cultura), e
Marco Betti (difesa del suolo e servizio idrico).

L’area di Moscheta, per secoli oggetto di attività agricola e forestale, è stata oggetto di un progressivo abbandono a partire dagli anni ’50: la scomparsa di colture agricole e
pascoli e l’inevitabile avanzamento del bosco hanno modificato l’aspetto del paesaggio. Con il progetto illustrato oggi si intende riportare per quanto possibile questo pezzo di montagna alle
caratteristiche di un tempo. L’intento, secondo la Comunità montana del Mugello, che ha promosso il progetto, è quello di recuperare il paesaggio originario e così di
valorizzare l’identità millenaria di una porzione limitata ma significativa del territorio appenninico non solo attraverso un’oculata gestione, ma anche con interventi di ripristino.
«Quella di Moscheta può diventare un’esperienza pilota, un modello per la valorizzazione del nostro paesaggio», ha detto Susanna Cenni. Ma l’apprezzamento per l’iniziativa,
condiviso da tutti gli assessori, ha anche aperto l’obiettivo del convegno sul tema più complessivo del rapporto tra l’uomo e il suo paesaggio e sulla necessità di una tutela
attiva del territorio. In questo senso Susanna Cenni ha ricordato l’importanza del presidio esercitato sul territorio da agricoltori e selvicoltori per garantire funzioni decisive per il
territorio salvaguardando il paesaggio e la sua identità. Ed è al concetto di identità che ha dedicato il suo intervento Paolo Cocchi, ricordando come l’identità di
un territorio sia collegata, non a un modello stabilito una volta per tutte ma ai suoi cambiamenti nel tempo. «L’identità – ha detto – ha a che fare con il modo in cui l’uomo
percepisce e vive i cambiamenti nel suo ambiente». Dunque anche dall’esperienza di Moscheta emerge la necessità di tenere sempre aperto e dinamico il rapporto tra l’uomo e il suo
ambiente rurale: per Riccardo Conti quindi, mentre occorre dire «no alla cultura dell’interdizione, occorre invece valorizzare il ruolo attivo di una Toscana che, nel tempo, crea il suo
paesaggio». Marco Betti infine ha voluto valorizzare il ruolo delle comunità montane come presidio del territorio e sottolineato il valore della presenza antropica, nelle aree
montane: «La difesa del suolo – ha detto – nasce dal presidio di aree che altrimenti sarebbero abbandonate».

Massimo Orlandi

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