Paesaggi naturali e melodie armoniose riducono il dolore nei trattamenti invasivi
25 Ottobre 2010
Un piacere, per gli occhi (e le orecchie), per la mente, ed anche per il corpo. Paesaggi naturali e musica armoniosa riducono il dolore fisico dei pazienti ospedalizzati, anche nei casi di
trattamenti invasivi.
Questa la tesi di una ricerca della John Opkins University (sezione dipartimento di medicina), diretta dal dottor Noah Lechtzin e pubblicata su “The Journal of Alternative and Complementary
Medicine”.
Il lavoro si è basato su un trattamento invasivo particolare, la biopsia del midollo osseo. Questa è una tecnica che consiste nell’inserire un grosso ago alla base della colonna
vertebrale, estraendo poi il midollo. La procedura dura alcuni minuti ed è piuttosto cruenta; per questo, di solito viene accompagnata da anestetico locale.
Allora, la squadra della John Opkins ha messo assieme alcuni volontari, tutti in lista per una biopsia, dividendoli in 2 gruppi. Il primo gruppo ha subito l’esame osservando un paesaggio
naturale (le cascate Victoria Falls dello Zambia, in Africa) accompagnato da suoni in tema. Il secondo gruppo è stato confortato da immagini e suoni di una metropoli affollata.
Successivamente, la sofferenza percepita è stata misurata con l’Hopkins Pain Rating Instrument; in base a tale scala si può parlare di dolore vero e proprio se il dolore supera il
punteggio di 4.
In base alle misurazioni, il primo gruppo (quello delle Cascate Vittoria) ha registrato una media di 3,9; invece, il secondo gruppo ha raggiunto quota 5,7. Conclude il dottor Lechtzin: “Abbiamo
usato un grande telo su cui e’ stato riprodotto il paesaggio, che potrebbe essere anche montato su ruote. E’ un metodo poco costoso che non richiede alcuna formazione ed e’ facile da usare”.
FONTE: Noah Lechtzin, Anne M. Busse, Michael T. Smith, Stuart Grossman, Suzanne Nesbit, Gregory B. Diette, “A Randomized Trial of Nature Scenery and Sounds Versus Urban Scenery and
Sounds to Reduce Pain in Adults Undergoing Bone Marrow Aspirate and Biopsy”, The Journal of Alternative and Complementary Medicine, 2010; 16 (9): 965 DOI: 10.1089/acm.2009.0531
Matteo Clerici
ATTENZIONE: l’articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L’autore, la redazione e la proprietà, non
necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti
accreditate e/o aventi titolo.





