Ortofrutta: In Italia i prezzi stanno calando, ma meno che nel resto d’Europa

Ortofrutta: In Italia i prezzi stanno calando, ma meno che nel resto d’Europa

Cesena – La crisi sul comparto ortofrutticolo italiano evidenzia trend contrapposti nell’andamento dei prezzi alla produzione e di quelli al consumo. a drastiche riduzioni nelle quotazioni
all’origine – che tra aprile ed agosto sono state pari a quasi il 40% – si sono contrapposti cali di appena qualche punto percentuale nei prezzi finali di vendita, segno che la crisi delle
quotazioni non sia stata accompagnata da analoghe e proporzionali riduzioni nei prezzi di vendita al consumo: La variazione dei prezzi al consumo di frutta e ortaggi presenta sostanziali
differenze nei principali Paesi produttori dell’Unione europea.

I prezzi al consumo della frutta, nel periodo compreso tra aprile ed agosto 2009, sono calati (media Ue-27) del 5%. Rispetto alla media comunitaria, l’Italia registra un calo significativamente
più contenuto (-2% tra aprile ed agosto 2009) e meno rilevante rispetto agli altri Paesi produttori, in primis la Francia che ha avuto un decremento addirittura del 12,4%. Per gli ortaggi
la dinamica dei prezzi al consumo evidenzia un trend analogo, seppur più intenso.

Tra aprile ed agosto di quest’anno, a livello comunitario il calo è stato ancora più accentuato (-12% di media europea e -14% in Francia). Anche in questo caso, l’Italia ha
evidenziato una sostanziale tenuta dei prezzi di vendita al dettaglio, segnalando un calo di appena -1,8%. In generale, sia per quanto riguarda il periodo aprile-agosto 2009 che quello annuale
compreso tra agosto 2008 ed agosto 2009, l’Italia – assieme alla Spagna – ha mostrato una tenuta dei prezzi al consumo, evidenziando cali di molto inferiori alla media comunitaria.

“Nel contesto attuale – così commenta il presidente di Fedagri-Confcooperative Paolo Bruni – la sostanziale tenuta dei prezzi di frutta ed ortaggi pagati dal consumatore finale non
sembrano quindi riconducibili alla dinamica delle materie prime agricole, che al contrario sono da tempo soggetti ad una forte pressione al ribasso. L’origine di questa spinta al rialzo va dunque
ricercata in altre componenti che entrano in gioco nel percorso che porta alla formazione del prezzo al consumo: i costi di intermediazione, quelli dell’energia e dei servizi connessi, i costi
sostenuti nelle fasi più a valle della filiera e i margini di profitto dei diversi operatori.

“La crescita dei prezzi al consumo – prosegue Bruni – sembra quindi almeno in parte correlata a una filiera poco efficiente, e in questo quadro i produttori sono sempre quelli che soffrono di
più davanti a una congiuntura economica sfavorevole. Una filiera inefficiente comporta anche una maggior rigidità nell’adeguamento dei prezzi al consumo rispetto all’andamento di
quelli all’origine (per via di passaggi non eliminabili e costi incomprimibili): prova ne è la minor flessibilità registrata dai prezzi al consumo di frutta ed ortaggi in Italia
rispetto a quanto invece accaduto negli altri paesi”.

Il grado di concentrazione dell’offerta produttiva del settore nel nostro Paese è ancora basso se raffrontato con altri Paesi europei e soprattutto con la relativa concentrazione degli
operatori della distribuzione con cui ci si confronta. Nel mercato Nord-Europeo, dove vengono indirizzate la gran parte delle esportazioni di frutta italiana, le catene distributive della GDO
commercializzano tra il 70% e il 90% del volume totale delle vendite di ortofrutticoli freschi.

A fronte di tale concentrazione, le O.P. presenti in Italia arrivano a malapena ad aggregare il 40Þll’intera produzione frutticola e meno del 30% di quella orticola (al netto delle patate).
“In tal senso – conclude Bruni – come ha ricordato oggi il Ministro Zaia all’inaugurazione del Macfrut, solo unendosi si può vincere. In tal senso, la cooperazione rappresenta uno
strumento adeguato in grado di garantire un maggior peso della struttura produttiva del comparto e conseguentemente maggiori capacità di confrontarsi con il mercato di riferimento che
è sempre più internazionale e concentrato nelle mani di pochi operatori commerciali”.

Oggi, le cooperative associate a Fedagri-Confcooperative che producono e commercializzano frutta ed ortaggi freschi e trasformati sono 534 (di cui il 34% al Sud). Nel complesso, queste
realtà ortofrutticole generano un giro d’affari annuo di quasi 4,2 miliardi di euro di cui il 16% (circa 670 milioni di euro) viene garantito dalle esportazioni.

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