Olio, Coldiretti: «stop a falso extravergine con decreto in G.U.»

Con la pubblicazione del Decreto, solo la scritta in etichetta “olio ottenuto da olive italiane” garantirà la provenienza nazionale dell’extravergine in commercio per impedire di
“spacciare” come Made in Italy miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine, come è avvenuto fino ad ora senza alcuna informazione per i consumatori.

E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio nell’informare che è stato pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n.243 del 18 ottobre il decreto sull’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle olive impiegate nell’olio vergine ed extravergine.

Un provvedimento fortemente sostenuto dalla mobilitazione della Coldiretti che, insieme alle associazioni dei consumatori, ha raccolto un milione e mezzo di firme per una iniziativa di legge
popolare su questo obiettivo. “Finalmente dopo anni di battaglie in piazza e in Parlamento i cittadini potranno sapere da dove proviene l’olio che consumano tutti i giorni” ha sostenuto Marini
nel sottolineare che “l’olio nuovo di quest’anno sarà il primo a poter essere imbottigliato con l’indicazione di origine obbligatoria in etichetta”. Si tratta – ha precisato il
presidente della Coldiretti – di una risposta coerente al desiderio di sapere da dove viene il cibo che acquistano espresso, secondo l’indagine Coldiretti/Swg, dal 98 per cento degli italiani e
dal 97 per cento degli europei, che l’Unione Europea non potrà certo ignorare. Di fatto, attualmente, oltre Ia metà dell’olio “italiano” venduto sul territorio nazionale – ha
spiegato la Coldiretti – è spremuto da olive di cui non si conosce la provenienza che, grazie al provvedimento, dovrà invece essere indicata in etichetta per fare finalmente
chiarezza per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli. L’obbligo di indicare l’origine delle olive impiegate in etichetta previsto dal decreto è – ha
sottolineato la Coldiretti – un contributo alla trasparenza se si considera che nei primi sei mesi del 2007 si è verificato un aumento record del 30 per cento degli arrivi di olio di
oliva estero proveniente soprattutto da Spagna, Tunisia e Grecia, mentre la produzione nazionale è stimata in calo del 10 per cento rispetto allo scorso anno su valori di poco superiori
ai 5 milioni di quintali, secondo le stime della Coldiretti. Il decreto – ha riferito la Coldiretti – prevede che sulle confezioni di olio d’oliva vergine ed extravergine siano indicati
obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato estratto l’olio, entro tre mesi dalla pubblicazione per consentire di
etichettare in trasparenza il nuovo raccolto. Se le olive sono state prodotte in più paesi, questi andranno tutti indicati e per i trasgressori – ha precisato la Coldiretti – sono
previste multe fino a 9.500 euro. L’obbligo di indicare l’origine in etichetta consente anche di salvaguardare l’identità territoriale di un prodotto che è alla base della dieta
mediterranea di fronte ad un preoccupante calo dei consumi familiari che in quantità nel primi sette mesi del 2007 si sono ridotti dell’1,2 per cento, secondo i dati Ismea Ac Nielsen.

In Italia si stima un consumo nazionale di 14 kg procapite con una prevalenza per l’extravergine con una percentuale del 78 per cento. La norma per l’indicazione di origine in etichetta
consente di verificare oltre al marchio la reale origine delle olive impiegate e quindi anche di valorizzare gli oliveti italiani che possono contare su 250 milioni di piante, molte delle quali
secolari o situate in zone dove contribuiscono al paesaggio e all’ambiente. L’Italia – ha continuato la Coldiretti – è il secondo produttore europeo di olio di oliva, con due terzi della
produzione extravergine e con 38 denominazioni (Dop/Igp) riconosciute dall’Unione Europea, che sviluppano un valore della produzione agricola di circa 2 miliardi di Euro e garantiscono un
impiego di manodopera per circa 50 milioni di giornate lavorative. Dal punto di vista commerciale – ha concluso la Coldiretti – nel 2006, a fronte di una produzione stimata in 630mila
tonnellate, le importazioni di 430mila tonnellate superano nettamente le esportazioni pari a 280mila tonnellate.

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