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Origine in etichetta per l'olio

By Redazione

Potenza – “Finalmente, dopo anni di battaglie in piazza ed in Parlamento, grazie alla mobilitazione della Coldiretti i cittadini potranno sapere da dove proviene l’olio che consumano
tutti i giorni” è quanto ha affermato il direttore della Coldiretti della Basilicata Aniello Ascolese , nel commentare positivamente l’emanazione da parte del Ministro delle Politiche
Agricole Paolo De Castro del decreto sull’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle olive impiegate nell’olio vergine ed extravergine.

“Di fronte alla necessità di tutelare la salute e la trasparenza dell’informazione ai consumatori, ma anche per fermare le frodi e gli inganni, l’emanazione del decreto a prescindere dal
parere della commissione europea è – ha precisato Ascolese – un importante atto di responsabilità del Ministro”. L’annuncio è stato dato nel corso della manifestazione
della Coldiretti con centinaia di agricoltori a Piazza Navona, dove sono stati portati olivi e frantoio per offrire l’olio nuovo che sarà il primo ad essere imbottigliato con
l’indicazione di origine obbligatoria in etichetta.
“Accanto al latte e al pomodoro, l’olio è uno dei prodotti simbolo del made in Italy.
La Coldiretti di Basilicata ha sostenuto con la massima convinzione la battaglia per l’olio, un’azione che va a vantaggio dell’economia, oltre che della cultura e della qualità della
vita della nostra Regione.
L’indicazione della provenienza delle olive impiegate in etichetta previsto dal decreto è un contributo alla trasparenza per impedire di ‘spacciare’ come made in Italy miscugli di olio
spremuto da olive spagnole, greche e tunisine, senza alcuna informazione per i consumatori”. Un rischio reale se si considera che nei primi sei mesi del 2007 si è verificato un aumento
record del 30 per cento degli arrivi di olio di oliva estero proveniente soprattutto da Spagna, Tunisia e Grecia, mentre la produzione nazionale è stimata in calo del 10 per cento
rispetto allo scorso anno, su valori di poco superiori ai 5 milioni di quintali. “Il decreto – prosegue Ascolese – potrà dare nuovo slancio ai nostri produttori, spingendoli ad
incrementare le superfici dedicate a questa coltura, gettando le basi perché possano ottenere un reddito più equo. Non abbiamo dubbi che il cittadino-consumatore, pienamente e
correttamente informato, sceglierà la qualità, la sicurezza e il gusto autenticamente made in Italy”.
Di fatto, attualmente oltre la metà dell’olio “italiano” venduto sul territorio nazionale – spiega la Coldiretti – è spremuto da olive di cui non si conosce la provenienza. Grazie
al provvedimento, l’origine dovrà invece essere indicata in etichetta, per fare finalmente chiarezza e consentire ai consumatori di compiere scelte di acquisto consapevoli. Il decreto
prevede che sulle confezioni di olio d’oliva vergine ed extravergine siano indicati
obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato estratto l’olio. Se le olive sono state prodotte in più Paesi, questi
andranno tutti indicati. Per i trasgressori sono previste multe fino a 9.500 euro.
L’obbligo di indicare l’origine in etichetta consente anche di salvaguardare l’identità territoriale di un prodotto che è alla base della dieta mediterranea di fronte ad un
preoccupante calo dei consumi familiari che in quantità nel primi sette mesi del 2007 si sono ridotti dell’1,2 per cento, secondo i dati Ismea Ac Nielsen. In Italia si stima un consumo
nazionale di 14 kg pro capite con una prevalenza per l’extravergine con una percentuale del 78 per cento.
La norma per l’indicazione di origine in etichetta consente di verificare, oltre al marchio, la
reale origine delle olive impiegate e quindi anche di valorizzare gli oliveti italiani che possono contare su 250 milioni di piante, molte delle quali secolari o situate in zone dove
contribuiscono al paesaggio e all’ambiente.
L’Italia è il secondo produttore europeo di olio di oliva, con due terzi della produzione extravergine e con 38 denominazioni (Dop/Igp) riconosciute dall’Unione Europea, che sviluppano
un valore della produzione agricola di circa 2 miliardi di euro e garantiscono un
impiego di manodopera per circa 50 milioni di giornate lavorative. Dal punto di vista commerciale, nel 2006, a fronte di una produzione stimata in 630mila tonnellate, le importazioni di 430mila
tonnellate superano nettamente le esportazioni pari a 280mila tonnellate.

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