OGM, Vecchioni (Confagricoltura): «manca un approccio aperto e scientifico»

By Redazione

«Importeremo sempre più mais, e questo nuovo import, fatalmente, anche per l’evoluzione delle produzioni geneticamente modificate nel mondo, sarà sempre più GM, rendendo
sempre meno probabile la possibilità di realizzare filiere basate sulle produzioni convenzionali».

E’ questa l’inevitabile conclusione del presidente della Confagricoltura Federico Vecchioni, a fronte dello scenario descritto dal Rapporto Nomisma «Ogm ed approvvigionamento di mais nel
medio periodo: criticità ed opportunità del caso italiano», presentato oggi in Confagricoltura.

Vecchioni ha ricordato che mentre le superfici coltivate nell’Ue ad Ogm aumentano, le Istituzioni comunitarie hanno accelerato le autorizzazioni all’utilizzo degli Ogm, a scapito di quelle per
la loro coltivazione.

Praticamente, in Europa, di fatto, l’unica coltivazione autorizzata è un tipo di mais resistente alla piralide; la cui coltivazione si va peraltro diffondendo in vari Paesi (non in Italia
dove permane il divieto generalizzato di coltivazione) ed ha ormai raggiunto i 110 mila ettari (v. tabella), con un aumento del 60% rispetto ai 68 mila ettari del 2006.

Ettari Ogm in Europa – 2007
(Fonte: elaborazioni Nomisma)

Paese

Ha

Spagna

75.000

Francia

25.000

Portogallo

4.500

Repubblica Ceca

3.000

Germania

2.000

Polonia

300

Slovacchia

30

Romania

30

Totale

109.860


«Siamo quindi in una situazione che ha del paradossale – ha detto il presidente Vecchioni -. Mentre si possono utilizzare per fini diversi i prodotti Ogm importati, la coltivazione a
livello europeo è fortemente limitata – anche se l’interesse degli agricoltori è dimostrato dall’aumento degli ettari investiti, nonostante vi sia un’unica varietà autorizzata –
e, per l’Italia, impedita del tutto».

Confagricoltura confida che non si prosegua in maniera così sbilanciata. Si accentuerebbe, infatti, quel paradosso per cui gli agricoltori europei non possono utilizzare innovazioni
tecnologiche di cui invece i propri competitors a livello mondiale dispongono. Mentre devono subire l’importazione di prodotti che essi non possono coltivare.

Sullo sfondo di tale evidente sperequazione, Confagricoltura evidenzia la mancanza di un approccio pienamente scientifico e non ideologico in materia di Ogm che fatica ancora ad affermarsi.

«Il blocco della sperimentazione è veramente grave – ha sostenuto il presidente Vecchioni – l’assenza di ricerca diminuisce la capacità di innovazione delle imprese e ne deprime
i risultati produttivi ed economici».

In materia di Ogm Confagricoltura crede che vada ascoltata di più la voce del mondo della scienza e meritino di esserne sostenute le posizioni. Rispettando, sino in fondo, le procedure
comunitarie che si basano sul principio di precauzione e su valutazioni scientifiche indipendenti.

«C’è bisogno di un approccio laico ed aperto – ha concluso il presidente Vecchioni – senza pregiudizi, che valuti senza timori, e appunto sul piano scientifico, le possibili
conseguenze dell’introduzione di queste coltivazioni».

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