Ogm, Fondazione diritti genetici: «sul mais nessun assedio»
25 Gennaio 2008
«Sul mais non siamo affatto in condizioni di assedio, e anche nei prossimi anni la situazione rimarrà tale, anche perchè l’Europa, che costituisce il nostro principale
bacino di approvvigionamento, non mostra particolare entusiasmo verso questa tecnologia, che nel 2007 vede superfici di mais transgenico nell’insieme inferiori alla superficie del solo Comune
di Roma».
Così Luca Colombo, Fondazione Diritti Genetici, commenta lo studio presentato oggi da Nomisma su Ogm e approvvigionamento di mais nel medio periodo
«Come confermano gli stessi dati Nomisma – spiega Colombo – la quasi totalità delle importazioni di mais italiane è di provenienza europea, e i primi tre paesi, pari a due
terzi dell’import, sono Ungheria, Austria e Francia, che hanno notoriamente adottato politiche non-ogm. Benchè nel caso della soia le coltivazioni transgeniche siano più
consistenti, ad oggi esistono anche in Italia importanti filiere certificate non-ogm. Non solo: la disponibilità di soia brasiliana non-ogm può soddisfare l’intero sistema
zootecnico italiano e buona parte di quello europeo. E’ una esigenza molto sentita da parte delle stesse aziende. Il Business meeting di Bruxelles del 5-6 dicembre scorso sulla mangimistica
non-ogm, al quale la Fondazione Diritti genetici ha preso parte, ha permesso infatti l’incontro di numerose imprese attive sul lato della domanda e dell’offerta. Non si trattava di un incontro
di tipo ideologico, ma di un meeting fra imprese intenzionate a strutturare le proprie filiere escludendo il ricorso agli ogm e rispondere così alle aspettative dei consumatori.»
«Già nello studio presentato da Nomisma nel 2004 si affermava la sostanziale impossibilità di alimentare filiere zootecniche non-ogm a causa della forte dipendenza dalle
importazioni di soia da paesi che avevano adottato la soia transgenica; il rapporto ignorava però che esistono vaste aree di produzione di soia non transgenica che a tutt’oggi in Brasile
rappresentano circa il 50% dei volumi di soia prodotti e che possono rifornire, attraverso affidabili sistemi di certificazione, quei produttori che ancora oggi stanno qualificando le proprie
filiere come non-ogm. A maggior ragione nel caso del mais, dove lo scenario è ben più rassicurante, quella che il Sagri definisce come una «politica irrealizzabile» si
dimostra soltanto uno scenario utile a chi vuole forzare la mano sugli Ogm, se e quando si adotterà la coesistenza».




