OCM vino: le preoccupazioni dell'Emilia Romagna

Bologna, 22 ottobre 2007 – «Entro il 2007 dovrebbe essere approvata la riforma dell’organizzazione comune del mercato vitivinicolo, attualmente in discussione a Bruxelles;
guardiamo a questa scadenza con molta preoccupazione perché se sono condivisibili gli obiettivi di ridurre il surplus di produzione, che assorbe risorse pubbliche, e di garantire una
maggiore competitività dei vini europei sui mercati mondiali puntando sulla qualità, le scelte al momento prospettate vanno nella direzione opposta. Se il vino europeo diventa una
«melassa» indistinta e non un prodotto con il suo radicamento nel territorio, credo che anziché conquistare nuovi traguardi perderemo anche quelli già
raggiunti».
E’ il «grido di allarme» che oggi a Bologna è stato lanciato dall’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni in un incontro con la stampa cui hanno partecipato anche
i rappresentanti delle Organizzazioni emiliano – romagnole che fanno parte del Tavolo vitivinicolo regionale. Un grido d’allarme che Rabboni ha anche tradotto in una lettera inviata nei giorni
scorsi al Ministro delle politiche agricole De Castro, ai Presidenti delle Commissioni agricoltura della Camera e del Senato, ai Parlamentari europei della Commissione agricoltura, agli
Assessori all’agricoltura delle altre Regioni italiane e delle Province autonome, per esprimere «fortissima preoccupazione per quanto sta emergendo in sede europea» e auspicare
«un’ampia condivisione delle osservazioni emiliano – romagnole e la definizione di una posizione comune italiana nei confronti della proposta europea».

Tra i punti più contestati dall’Emilia-Romagna la possibilità di elevare la gradazione alcolica del vino attraverso lo zuccheraggio, che – ha detto Rabboni – «metterebbe i
consumatori di fronte a una bevanda industriale, che non è più vino» e la proposta di prevedere anche per i vini da tavola come per i vini doc l’indicazione in etichetta del
vitigno e dell’annata di produzione, creando confusione nel consumatore.
Al centro della riforma europea dell’Ocm Vino c’è la necessità di ridurre la produzione, attualmente eccedentaria rispetto alle richieste di mercato. Da qui una serie di proposte
– a partire dal taglio indiscriminato per tutti i Paesi europei delle superfici coltivate a vite – che rischiano di penalizzare proprio i Paesi tradizionalmente vocati a questa produzione,
creando una situazione di «concorrenza sleale» con altre realtà, in particolare del nord Europa e soprattutto danneggiando i consumatori con prodotti di scarsa
qualità.
Lo stesso obiettivo di contenimento della produzione comunitaria di vino – questa è in sintesi la posizione dell’Emilia-Romagna – si può ottenere valorizzando proprio le
produzioni di qualità come ha dimostrato l’esperienza del nostro Paese che, negli scorsi anni, ha ridotto le superfici a vite, ma ha conquistato nuovi spazi di mercato, in particolare
all’estero.

I PUNTI DELLA PROPOSTA DI RIFORMA OCM VINO CONTESTATI DALL’EMILIA-ROMAGNA

La questione che desta maggiori preoccupazioni in Emilia-Romagna è la richiesta di molti Paesi di ripristinare lo zuccheraggio che la proposta di riforma dell’Ocm Vino presentata a
luglio dalla Commissione europea invece vietava.
L’abolizione del divieto, se confermata, colpirebbe in modo irreversibile uno dei comparti più importanti dell’agroalimentare italiano, nonché la certezza per il consumatore di
acquistare un prodotto fatto esclusivamente con l’uva, secondo storia e tradizione. Tanto più che l’aumento della gradazione alcolica, a fronte di annate non positive dal punto di vista
della qualità, si può ottenere arricchendo il vino con mosti concentrati, cioè con un prodotto derivato dalla trasformazione delle uve e non proveniente dall’industria
saccarifera che, nel nostro paese, è stata pesantemente penalizzata dalle recenti decisioni comunitarie.
La proposta europea prevede anche la possibilità di indicare in etichetta, non solo per i vini DOC e IGT come avviene con l’attuale normativa, ma anche per i vini da tavola, il vitigno e
l’annata di produzione.

Anche questa proposta rischia di avere gravi ripercussioni per i vini di qualità italiani e di conseguenza per i consumatori, che si troverebbero a dover scegliere, senza adeguati
strumenti di informazione, tra un «Lambrusco» dell’Emilia – Romagna, effettivamente prodotto nella zona d’origine e nel pieno rispetto del disciplinare di produzione, e un altro
vino, prodotto con l’omonimo vitigno, proveniente da un qualsiasi Paese europeo o extraeuropeo.
La Regione Emilia – Romagna chiede inoltre che non vengano tolti gli aiuti comunitari per lo smaltimento dei sottoprodotti del vino: fecce e vinacce. In questo caso il tema della sicurezza
alimentare è assolutamente preminente, dal momento che sono proprio tali sottoprodotti a essere normalmente utilizzati per la produzione di vino adulterato.
La UE propone anche di estendere al vino il sistema di tutela delle produzioni di qualità già in vigore per gli alimenti, passando dunque dalle attuali DOC e IGT alle DOP e a IGP.
In questo modo verrebbe centralizzato quello che ora è deciso dai singoli Stati. Con il rischio di allungare le procedure, aumentare i costi per gli agricoltori e azzerare l’attuale
sistema di tutela Doc e IGT.

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