Obesità: i farmaci non bastano
13 Aprile 2010
Per combattere l’obesità efficacemente, l’uso di farmaci deve essere affiancata da una terapia di tipo psicologico e comportamentale. Limitarsi all’assunzione di farmaci porterà
invece, nel migliore dei casi, a perdite di peso momentanee.
Lo afferma una ricerca dell’Università di Liverpool (Gran Bretagna), diretta dal dottor Jason Halford e pubblicata su “Nature Reviews Endocrinology”.
Secondo gli studiosi, il problema è da ricercare nel “cattivo rapporto” tra organismo e modernità.
Fin dall’antichità, il corpo umano si è sviluppato il modo da rendere efficiente la ricerca e l’assunzione di cibo. L’alimentazione (alcune pietanze in particolare) provoca
piacere e questo spinge l’individuo a nutrirsi appena vi è possibilità, anche oltre la sazietà del momento.
Tale sistema serviva a garantire scorte organiche, utilizzabili per sopravvivere nei momenti di carestia e scarsità di cibo.
La società occidentale moderna, offre però grande disponibilità di cibi ricchi di grassi e zuccheri, bersagli privilegiati dall’uomo poiché uniscono soddisfazione
per il palato ad accumulo di peso.
Allora, il meccanismo nato per sopravvivere a tempi di magra, in tempi di abbondanza si trasforma in una trappola che spinge verso l’obesità e rischi collegati, come malattie
cardiovascolari e diabete.
Quindi, per battere il sistema bisogna agire su due fronti: l’accumulo di peso fisico ed il piacere mentale.
Spiega così Halford: “Diversi fattori psicologici possono essere considerati di importanza critica per lo sviluppo dell’obesità. Pertanto, l’industria farmaceutica dovrebbe
tenerli in considerazione nel momento in cui progetta nuovi tipi di farmaci. Abbiamo imparato molto sui sistemi neurochimici che governano processi come il desiderio e il piacere del cibo, e
sarebbe tempo di sfruttare questa conoscenza per aiutare le persone a gestire il loro comportamento alimentare”.
Allora, concludono i dottori, per il futuro è logico ipotizzare farmaci anti obesità a doppia azione. Nel presente, all’intervento chimico va affiancata un supporto psicologico e
comportamentale, per modificare il rapporto con il cibo.
Fonte: Jason C. G. Halford, Emma J. Boyland, John E. Blundell, Tim C. Kirkham & Joanne A. Harrold, ” Pharmacological management of appetite expression in obesity”, Nature Reviews
Endocrinology 2010, doi:10.1038/nrendo.2010.19
Matteo Clerici
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