La timidezza rende più attento il cervello
12 Aprile 2010
Il cervello dei timidi funziona in maniera particolare, rielaborando a lungo le informazioni e attivando alcune aree specifiche.
E’ il messaggio di una ricerca della Stony Brook University (Dipartimento di Psicologia) di New York, diretta da Jadzia Jagiellowicz e pubblicata su “Social Cognitive ed Affective
Neuroscience”.
Gli studiosi guidati da Jagiellowicz hanno reclutato 16 volontari. Innanzitutto, tali soggetti sono stati sottoposti a questionari psicologici, che hanno evidenziato la sensibilità
personale e diviso gli individui in due gruppi: i timidi ed i non timidi.
Successivamente, ai volontari è stato chiesto di osservare delle immagini e di scovare le differenze tra quelle apparentemente identiche; nel frattempo, l’attività del loro
cervello era monitorata tramite risonanza magnetica funzionale.
Il team della Stony Brook University ha così scoperto come i soggetti con più alto indice di timidezza erano più abili a scovare i cambiamenti. Inoltre, il loro cervello
mostrava un’attivazione maggiore e più prolungata nel tempo di quelle aree cerebrali coinvolte con gli input visivi, i cosiddetti centri dell’attenzione.
Tale situazione, concludono allora gli scienziati, potrebbe essere all’origine delle caratteristiche dei timidi, che tendono a riflettere più a lungo e sono feriti più facilmente
da ciò che accade attorno a loro.
Fonte: Jagiellowicz J et al., “The trait of sensory processing sensitivity and neural responses to changes in visual scenes” Soc Cogn Affect Neurosci 2010, doi:10.1093/scan/nsq001
Matteo Clerici
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