Obbligatorietà dell'iscrizione in appositi albi da parte degli Agenti di commercio

D: Volevo sapere se è regolare un contratto di agenzia sottoscritto da una persona che non sia iscritta all’Albo degli agenti?

R: Sulla obbligatorietà o meno dell’agente di essere iscritto ad un apposito albo, vi è una contraddizione tra le due norme: da una parte la L. 12 marzo 1968 n. 316 che prevede
per i soggetti che svolgano attività di agente, l’obbligo di iscrizione in un apposito albo; la L. 9 maggio 1985 n. 204 che ribadisce il divieto di svolgimento dell’attività di
agente per i soggetti non iscritti al ruolo.
Dall’altra la direttiva comunitaria 86/653 del 18 dicembre 1986 che stabilisce il diritto degli agenti di commercio di svolgere la loro attività indipendentemente dall’iscrizione in
appositi albi.

Più volte Corte di Cassazione si è la pronunciata (V. sent 18 maggio 1999, n. 4817) a tale riguardo sottolineando importanti principi in ordine ai rapporti tra legislazione
nazionale e legislazione comunitaria.
Nella citata sentenza la Corte di Cassazione ha infatti ritenuto inapplicabile le citate leggi 316/68 e 204/85, in quanto contrastanti con la direttiva comunitaria.
La Corte a tale riguardo ha anche fatto riferimento alla sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee in data 30 aprile 1998, secondo cui la citata direttiva osta ad una
normativa nazionale che subordini la validità di un contratto di agenzia alla iscrizione dell’agente di commercio in un apposito albo.
La Corte di cassazione ha ritenuto che tanto la sentenza della Corte di Giustizia, quanto la direttiva comunitaria devono ritenersi produttive di effetti nel nostro ordinamento.

Per la Cassazione alle direttive comunitarie deve essere riconosciuta un’efficacia diretta, qualora esse presentino un contenuto sufficientemente preciso e non condizionato. Questa condizione
si verifica allorquando la direttiva sancisca un obbligo in termini inequivoci e non soggetto ad alcuna condizione, né subordinato – in relazione alla sua osservanza o ai suoi effetti –
all’emanazione di alcun atto da parte degli Stati membri o delle istituzioni della Comunità.
Pertanto secondo la Corte, il giudice italiano deve disapplicare la norma nazionale in conflitto con la direttiva comunitaria, ove questa riguardi un rapporto fra Stato e privati
Poiché la normativa italiana sopra richiamata riguarda evidentemente il rapporto tra lo Stato e gli agenti, quindi un soggetto privato, deve ritenersi che rispetto a questa norma la
direttiva comunitaria abbia efficacia diretta, con conseguente obbligo per il giudice nazionale di disapplicare la disposizione interna incompatibile.

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