Nutella, Mdc attacca lo spot con Tata Lucia

Nutella, Mdc attacca lo spot con Tata Lucia

Non c è pace per Nutella. Dopo la tassa sull’olio di palma, approvata in Francia e
pericolosa per le finanze, la crema di nocciole viene attaccata in patria. Il ruolo dell’accusa viene svolto dal Movimento per la difesa del cittadino: suo bersaglio, la pubblicità dove
il dolce va a braccetto con Tata Lucia.

Nello spot, la signora si occupa della colazione di una famiglia con figli, portando ordine e senso in una situazione caotica. Nel mentre, la Tata pronuncia frasi come: “A colazione servono
delle regole – Ci si siede a tavola tutti insieme – E bisogna variarla ogni giorno!”. Un po’ di pane e Nutella ogni tanto ce lo si può concedere”.

Secondo il comunicato Mdc, “con questo spot Ferrero ha fatto centro
perché la protagonista è un riferimento supereferenziato sia nei confronti dei genitori che dei figli. Due target che hanno una scarsa capacità di decodificazione dei
messaggi pubblicitari. Per due motivi diversi, certo, ma pur sempre una fascia di mercato sensibile e con alta propensione al consumo”.

In altre parole, si contesta il target, troppo vulnerabile.

A sostegno del Movimento, la dottoressa Margherita Caroli, Pediatra Nutrizionista responsabile UO Nutrizione ASL Brindisi.

Secondo la scienziata, “Più piccoli sono i bambini, meno riescono non solo a decodificare i messaggi, ma proprio a capire che molte delle affermazioni sono irreali. Vari studi hanno
verificato la capacità di differenziare gli spot pubblicitari dai programmi, e in genere questa capacità si sviluppa dopo i 7 anni”.

Tuttavia, bisogna ricordare come “Differenziare lo spot dal programma non vuol dire capire gli scopi dello spot che sono quelli di incrementare la vendita del prodotto. Inoltre se a 7 anni i
bambini sono in grado di capire che stanno guardando uno spot per bambini, per i prodotti destinati ad un’età superiore il linguaggio cambia e vengono utilizzati stimoli adeguati ad
un’età maggiore”.

Per questo, Altroconsumo ha inviato una richiesta all’Istituto di
autodisciplina pubblicitaria, chiedendo la censura dello spot.

Matteo Clerici

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