Nel menù degli antichi nubiani, una birra ricca di antibiotici
7 Settembre 2010
Gli abitanti della antica Nubia consumavano una birra ricca di antibiotici, che ne difendeva l’organismo, ignorando però i benefici della bevanda.
Questa l’ipotesi di una ricerca della Emory University (di Atlanta, USA), diretta dal professor George Armelagos e pubblicata sul “Journal of Physical Antropology”.
Lo studio prende il via nel 1980, quando l’equipe della Emory analizza dei resti ossei di antichi nubiani, rinvenendo in essi alti dosi di tetracicline, antibiotici usati principalmente per
combattere infezioni dell’apparato respiratorio e genitale.
Come spiega il professor Armelagos, inizialmente si è temuto una contaminazione perché “L’era degli antibiotici è iniziata nel 1928, e le tetracicline sono giunte sul
mercato negli anni ’50, quindi è stato come togliere le bende a una mummia e scoprire che indossa gli occhiali da sole”.
Tuttavia, le recenti controanalisi hanno escluso tale problema, “obbligando” i ricercatori a pensare ad un altra soluzione.
Gli scienziati hanno così preso in esame i campi di frumento coltivati all’epoca, che presentavano dosi elevate degli antibiotici in questione. Qualcuno aveva pensato al pane, idea
subito scartata: come spiega Armelagos, e tetracicline vengono sintetizzate dai batteri Streptomyces che contaminano anche il frumento (per uccidere ceppi batterici ‘rivali’), ma possono
accumularsi solo in minima parte nella farina.
L’unica soluzione credibile e quella del passaggio da frumento ad essere umano tramite birra. La fermentazione aumenta le tetracicline e le popolazioni della regione consumavano birra fin da
bambini.
Conclude così il capo ricercatore: “Considerate le dosi, dovevano sapere cosa stavano facendo. Sicuramente non sapevano cosa fosse la tetraciclina, ma certamente capivano che la birra in
qualche modo aveva il potere di farli sentire meglio”.
Fonte: Nelson ML, Dinardo A, Hochberg J, Armelagos GJ. Brief communication: Mass spectroscopic characterization of tetracycline in the skeletal remains
of an ancient population from Sudanese Nubia 350-550 CE. American Journal of Physical Anthropology 2010; 143(1):151-154 DOI: 10.1002/ajpa.21340
Matteo Clerici
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