Muraro: «Provincia Corretta»

La Provincia di Treviso replica al clamore di questi giorni relativamente allo stoccaggio di rifiuti nel depuratore consortile di Cordignano: nello specifico risponde alla contestazione
dell’annullamento dei verbali sanzionatori per il conferimento di rifiuti provenienti dal Friuli Venezia Giulia. L’Ente di Via Battisti specifica che ha seguito da sempre con particolare
attenzione la gestione del depuratore, da anni fonte di problemi connessi all’originaria autorizzazione regionale.

«La Regione a suo tempo non ha tenuto conto, come avrebbe dovuto, delle caratteristiche del corpo ricettore dello scarico, la cosiddetta «Fossa Biuba»,
che non presenta in vari periodi dell’anno una portata naturale di acqua sufficiente ad accogliere lo scarico del depuratore senza determinare problemi odoriferi; già con decreto
del 4 agosto 1995, infatti, la Regione Veneto ha autorizzato il trattamento di rifiuti presso l’impianto» ha commentato il Presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro.

Anche per tali ragioni, la Provincia ha disposto controlli accurati, in collaborazione con l’Arpav, con il Corpo Forestale dello Stato, con il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri,
imponendo numerose prescrizioni e limitando all’essenziale il conferimento di rifiuti liquidi, necessari in particolare per quei Comuni non dotati in tutto il territorio di pubblica fognatura.

«Va ricordato, al riguardo, che la titolarità del depuratore è del Consorzio Intercomunale Fognatura «Sinistra Piave» di
Codogn̬ Рha continuato il presidente Muraro РIn merito alle sanzioni elevate dalla Polizia Municipale di Sacile, risalenti al luglio 2007, va rilevato che queste non riguardavano
alcuna violazione nella gestione del depuratore né erano relative al conferimento di rifiuti non previsti dall’autorizzazione. La Polizia Municipale di Sacile ha contestato la
provenienza di rifiuti liquidi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane (sostanzialmente derivanti da attività di espurgo pozzi neri) dal Comune di Maniago, ritenendo
erroneamente di interpretare l’art. 3 del decreto di autorizzazione del depuratore come limitativo della provenienza dei rifiuti dal territorio provinciale».

L’art. 3 del decreto di autorizzazione specifica l’ordine di priorità da seguire nel ricevere i rifiuti liquidi da trattare:

1) in primo luogo devono essere conferiti i rifiuti provenienti dall’A.A.T.O. di appartenenza, cioè non può essere respinto un carico con questa provenienza per
accettarne uno da fuori ambito;

2) in subordine devono essere soddisfatte le eventuali esigenze di smaltimento di produttori della Regione Veneto;

3) da ultimo, nel caso vi fosse capacità residua di trattamento, dalle altre Regioni.

«Così è avvenuto nel caso contestato. Il depuratore non ha mai respinto rifiuti provenienti dai comuni dell’A.A.T.O. ed ha accettato rifiuti da fuori
Regione, per un quantitativo non superiore al 10% del totale, nell’ambito della capacità residua di trattamento, nel rispetto dell’autorizzazione all’esercizio dell’impianto. Solo
per questi motivi sono state annullate le sanzioni contestate dalla Polizia Municipale di Sacile».

«Recentemente si sono svolti degli incontri tecnici con l’A.A.T.O. e con il Consorzio Intercomunale che gestisce il depuratore per eventuali modifiche all’autorizzazione in
essere» ha concluso il presidente della Provincia.

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