Morte in culla, Bresciani: «Regione sostiene ricerca»

«La Lombardia è stata da subito al fianco delle ricerche iniziate alcuni anni fa sulle cause della cosiddetta ‘morte in culla’ e in seguito anche sulla morte prenatale del feto, e
abbiamo tutte le intenzioni di continuare su questa strada in ossequio al principio della tutela della vita».

Così l’assessore lombardo alla Sanità, Luciano Bresciani, ha illustrato la posizione del governo regionale nel corso di un convegno tenutosi stamattina alla Biblioteca Ambrosiana
per discutere dell’attuazione della Legge 31 proprio nel campo della morte improvvisa del neonato (Sids), che colpisce – è stato spiegato in apertura dei lavori dal professor Luigi
Matturri del Centro di Ricerca «Lino Rossi» – all’incirca nell’1 per mille dei casi, mentre la morte prenatale del feto si verifica fino a 10 volte più frequentemente.

«L’appuntamento di oggi è un momento importante che ci serve per fare il punto della situazione nella ricerca medica – ha spiegato Bresciani – Allo stato attuale sappiamo che le
cause profonde dipendono da alterazioni congenite del sistema nervoso del feto, ma si è altresì scoperto che grande importanza hanno le cause indotte, ossia lo stile di vita della
madre in gravidanza (fumo, alcool, inquinamento, dieta sbagliata, eccetera). Ecco quindi l’importanza di fare comunicazione per diffondere tra la popolazione le informazioni utili ai fini della
prevenzione. Se le ricerche cliniche sono il futuro, l’unico presente immediatamente percorribile è quello di una prevenzione seria ed efficace che elimini le cause indotte che aumentano
i rischi di morte in culla e morte prenatale del feto».

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