Audit civico: strumento per monitorare la sanità laziale

Roma – Il sistema sanitario del Lazio è ancora frammentato e la qualità dei servizi varia da un ospedale ad un altro, le strutture spesso sono poco
«accoglienti» e a volte costringono i pazienti ad assistere a discussioni tra operatori.

È quanto emerge dal rapporto 2007 dell’Audit civico «La valutazione delle attività delle aziende realizzata dai cittadini» realizzata da Cittadinanzattiva presentata
oggi alla Regione Lazio. Lo studio, realizzato attraverso informazioni fornite dai responsabili dei servizi e dall’analisi delle singole situazioni, ha riguardato sette Asl (RmA, RmB, RmC, RmD,
RmE, RmG e Asl di Rieti) per un totale di nove ospedali, 16 poliambulatori, 11 sedi di distretto, 13 cad, 5 Csm e 3 sert. L’accessibilità delle prestazioni a livello ospedaliero è
«buono» mentre «scadente» a livello di poliambulatorio.

«Istituirò l’audit civico sotto la presidenza della Regione Lazio – ha annunciato il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo – credo che sia giusto dare una connotazione
istituzionale ad uno strumento importante di partecipazione di cittadini». In riferimento al processo di rimodulazione del piano di rientro dal deficit della sanità, Marrazzo ha
aggiunto che «dovremmo far partecipare anche i cittadini», così come auspicato dal coordinatore regionale di Cittadinanzattiva, Giuseppe Scaramuzza che, a sua volta, ha
auspicato la creazione di una unità civica di controllo sul piano composta da associazioni, aziende sanitarie ed istituzioni, sul modello di quella attivata in Inghilterra da Blair nel
2001 e che «metta al centro non solo i debiti ma anche le esigenze dei cittadini»

»Consideriamo queste segnalazioni come stimoli per cercare di cambiare le nostre criticità – ha spiegato l’assessore regionale alla Sanità, Augusto Battaglia – dovremmo
estendere alle Asl che non sono state incluse il monitoraggio e concordare poi successive misure correttive». L’assessore ha poi aggiunto che «bisogna creare nuove modalità
di accoglienza nei servizi sanitari e una riorganizzazione della sanità territoriale».

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