Moro, Zanda: «Senso di colpa collettivo»

By Redazione

«L’assassinio di Aldo Moro non tocca da vicino solo la coscienza di chi nel ’78 governava il Paese e di chi faceva opposizione, di chi giudicava e di chi doveva prevenire, ma anche quella
di larghissima parte della società italiana, di tanta gente comune che forse adesso finalmente comprende quanto diversa sarebbe stata la storia se negli anni che hanno preceduto e
seguito il ’78 fossimo stati capaci di isolare la violenza politica con tutta la severità necessaria, dandole meno sponde sociali, meno giustificazioni, meno comprensione».

Così il vicepresidente dei senatori del Partito democratico Luigi Zanda interviene nell’Aula di Palazzo Madama nel corso della commemorazione della figura di Aldo Moro a trent’anni dal
suo assassinio e dalla strage della sua scorta.

Spiega Zanda: «Ha ragione Andrea Casalegno quando, riflettendo sull’assassinio del padre Carlo, ricorda che i terroristi ‘non vivevano nell’isolamento’ e che tutti quelli che li
conoscevano e non li hanno denunciati sono anch’essi degli assassini come i terroristi. Non è solo questa, ma è anche questa, una delle ragioni di quel senso di colpa personale e
collettivo che dal 1978 ci portiamo dietro».

«Ma per noi che oggi sediamo in Parlamento, oltre al ricordo e al rimorso, c’è un dovere in più. Ai giovani – continua il vicepresidente dei senatori del Pd – dobbiamo saper
dire che dopo di lui la politica italiana non è più riuscita ad avere un altro Aldo Moro. Dopo di lui non abbiamo più trovato un altro dirigente politico democratico, di
alta ispirazione cristiana, capace di esprimere la stessa forza di idee e la stessa lungimiranza di visione di cui lui è stato capace».

«Più volte mi sono chiesto come Aldo Moro avrebbe affrontato le questioni che l’Italia di questo nostro tempo si trova davanti, come avrebbe voluto che noi ci orientassimo, come ci
avrebbe guidati, quale sia il senso attuale del suo insegnamento. Con poca originalità mi son risposto che il messaggio di Moro all’Italia è tutto compreso in quella sua
bellissima frase che dice: ‘questo Paese non si salverà e la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se non crescerà un nuovo senso del dovere’. A
noi – conclude Zanda – non resta altro da dire».

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