“Mio figlio sta morendo di fame, i pirati lo uccideranno” Denuncia di uno dei padri dei marinai del Bucaneer

“Mio figlio sta morendo di fame, i pirati lo uccideranno” Denuncia di uno dei padri dei marinai del Bucaneer

Pasquale Vollaro è un uomo disperato. Il signor Vollaro, di Torre del Greco, Napoli, è il padre di Giovanni, uno dei marinai del Bucaneer, il rimorchiatore sequestrato dai pirati
somali.

Il sequestro è iniziato l’ 11 Aprile ed il peso della situazione incide grandemente sui sequestrati e sulle loro famiglie: “La voce di mio figlio era quella di un uomo sfinito, allo
stremo delle forze. Mi è sembrato di parlare con un vecchio invece che con un giovane forte e sano. Ho avuto una stretta al cuore quando mi ha detto che sul Buccaneer le cose vanno
malissimo. I pirati hanno fatto scendere a terra i sei marinai romeni, tengono a bordo solo i dieci italiani che vengono trattati come bestie: Giovanni mi ha detto che mangiano solo una piccola
porzione di riso al giorno, e che l’acqua da bere scarseggia e dev’essere bollita perché è lurida. Pensa che prima o poi ammazzeranno lui e i compagni, è terrorizzato.

Ma il signor Vollaro è anche arrabbiato

E’ arrabbiato per l’arroganza che i somali dimostrano verso di loro ( “Ho parlato anche con uno dei pirati che lo tengono in ostaggio. Conosceva l’italiano e mi chiamava Napoli. Proprio
così: Napoli. E rideva, mi sfotteva quel disgraziato che ha preso mio figlio e altri 15 ragazzi innocenti”,
ricorda) ma sopratutto non digerisce l’inazione delle autorità
nostrane: ” Il governo deve intervenire prima che sia troppo tardi”.

Il governo italiano, da parte sua, prende tempo.

La Farnesina ricorda “il complesso e fluido contesto politico somalo”, dove i traballanti politici di Mogadiscio devono fare i conti con il crescente potere delle milizie islamiche e si
auspica “Una soluzione perseguita attraverso tutti gli opportuni canali che garantisca l’incolumità degli ostaggi”.

Il presidente Napolitano, da parte sua, segue con attenzione l’ evolversi della situazione ed “apprezza il senso di responsabilità con cui le famiglie stanno affrontando la
situazione”.

Dichiarazioni ragionevoli e pacate, ma che possono suonar vuote a chi da 55 giorni ha un parente o una persona cara nelle mani dei banditi; e più il tempo passa, più le cose
peggiorano: ” Questa attesa ci sta uccidendo, non ce la facciamo più”, dice Alfonso Borrelli, zio di un altro membro dell’equipaggio sotto sequestro.

Matteo Clerici

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