La Tbc: poco combattuta, spesso trascurata, molto pericolosa

By Redazione

E’ più letale della Sars, dell’ influenza aviaria e della febbre suina, ma è poco conosciuta e desta poca apprensione. E’ la tubercolosi (Tbc) che ogni hanno provoca 9 milioni di
nuovi contagi e circa 1.700.000 morti.

A lanciare l’allarme, “Tubercolosi: omissione di soccorso”, frutto della collaborazione tra Medici Senza Frontiere (Msf) e la Commissione straordinaria per la tutela dei Diritti Umani
del Senato.

Secondo il documento, la Tbc è un problema a livello globale: i movimenti migratori, sopratutto quelli da India, Cina ed Europa dell’ Est, diffondono la malattia.

Particolarmente insidiosa la situazione dell’ Africa: apparentemente immune al contagio, il Continente Nero deve tale “invulnerabilità” alla mancanza di strutture e di tecnologie sul
territorio, un gap che non permette la corretta individuazione degli ammalati e la somministrazione delle cure.

Inoltre, il bacillo sviluppa sempre di più resistenza ai farmaci: ad esempio, in Ucraina e Moldavia un paziente su sei è restio alle cure; stessa situazione per 7 ammalati di
Milano.

Gli esperti evidenziano come tali problemi sarebbero molto più gestibili con maggiori risorse: a livello mondiale, vengono destinati alla lotta appena 455 milioni di dollari, equivalente
al 5% di quanto viene speso per contrastare l` Hiv.

In Italia, secondo quanto affermato da Msf, nel corso del 2007 sono stati allocati per la Tbc e per le altre malattie rare, ma non sempre realmente spesi, 31.131.000 euro, cioè solo lo
7,2% dei fondi destinati ala ricerca.

Oltre al problema dei fondi, punto dolente e la scarsità (o addirittura l’assenza) di ricerche e copertura informativa: “Si parla spesso della Sars o dell’influenza aviaria, ma non
vengono quasi mai ricordati i quasi due milioni di morti che ogni hanno miete la tubercolosi”
afferma Pietro Marcenaro, presidente della Commissione sui diritti umani del Senato, mentre
Gianfranco De Maio, di Msf, ricorda come “è necessario lavorare sui piani sanitari dei Paesi meno sviluppati, per far sì che si organizzi in loco il contrasto alla Tbc”.

Msf chiede al Governo italiano misure concrete: come il supporto alla ricerca tramite metodi alternativi ed una maggiore diffusione di farmaci, ad esempio tramite l’utilizzazione dei prize
funds (fondi di premio), meccanismo che rende indipendente il prezzo del prodotto dal costo della ricerca.

Più specificamente, Msf chiede all’ Italia l’ istituzione d’incentivi economici per per un test della tubercolosi nel point of care (effettuare il test al «point-of-care»
vuol dire che la diagnosi viene effettuata il più vicino possibile al luogo di residenza del paziente).

Allo stato attuale delle cose, la stragrande maggioranza (85%) dei contagiati cerca le cure in strutture di piccole dimensioni o scarsa attrezzatura: in tali centri, o non è possibile
effettuare il test diagnostico, oppure l’unico test disponibile è quello al microscopio dell’espettorato, un test rimasto sostanzialmente lo stesso da 130 anni e che identifica solo il
66% dei casi in pazienti ed è sostanzialmente inutile per i bambini o le persone colpite dall’HIV.

Secondo Msf, inoltre, l’Italia dovrebbe sfruttare il suo ruolo di padrona di casa del prossimo G8 per portare all’attenzione mondiale tutte le tematiche della lotta alla tubercolosi.

Matteo Clerici

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