Mercato nero, tempo presente: in Russia agroalimentare “Made in Italy”… taroccato
8 Ottobre 2014
La notizia è rimbalzata sui media di tutto il mondo da qualche settimana: in Russia i prezzi dei cibi “d’importazione” sono schizzati alle stelle. Infatti se da un lato le sanzioni internazionali nei confronti della Federazione sono diventate sempre più aspre, come conferma anche una recente intervista di Barack Obama rilasciata alla CBS (https://www.cbsnews.com/news/president-obama-60-minutes/ ), dall’altro il mercato nero degli alimenti proibiti non era così florido dai tempi del putsch del 1991. E il risvolto, ovviamente critico per la popolazione russa, ha anche una sgradevole declinazione per l’Italia, in particolar modo per l’industria del cibo.
Come confermato dalle principali testate, i prodotti venduti a prezzi più alti sui mercati neri di San Pietroburgo e Mosca sono proprio prodotti “italiani”. Ma le virgolette sono d’obbligo per parlare di questi prodotti. Infatti le sanzioni alla Russia sono state sposate anche dal nostro Paese e ufficialmente nessuna azienda italiana può commercializzare con la Federazione.
Detto questo però molti imprenditori senza scrupoli, nella stragrande maggioranza dei casi non italiani, commerciano comunque, in barba alle regole internazionali, prodotti che portano sì la denominazione “italiano”, ma a conti fatti non lo sono: si tratta di classici esempi di merce contraffatte. È evidente ora il duplice danno.
Non soltanto questi prodotti “taroccati” portano nocumento alle aziende italiane ma espongono il nostro Paese a possibili accuse diplomatiche, per di più, incrociate. Infatti la Russia potrebbe accusarci di “drogare” il mercato nero con prodotti illegali e per di più contraffatti (e in questo senso l’ambasciata italiana di Mosca è stata già messa in allerta), mentre la Nato ci potrebbe accusare di non rispettare i patti.
Ancora una volta la mancanza di una politica europea comune, in argomenti delicati come l’industria del cibo, vede il nostro Paese in prima fila nel ruolo di “vittima”. La soluzione dovrà necessariamente arrivare dalla diplomazia per far sì che prodotti italiani certificati possano tornare ad essere commercializzati in Russia, “sbloccando” quell’enorme mercato.
Una forma di Grana Padano taroccato venduto al mercato nero all’ormai affamata popolazione russa, per di più a prezzi stellari, è un danno ormai a livello trans-continentale.
Mattia Nesto Newsfood.com





