Mela: frutto di passione, discordia e salute
29 Gennaio 2011
Le mele sono frutti ricchi allo stesso modo di contenuto nutrizionale e di valori simbolici.Molti sono i miti, le storie che le vedono protagoniste.
Per i cristiani, mele sono i frutti dell’Albero del Bene e del Male, la cui violazione determinò la caduta di Adamo ed Eva. Secondo alcuni studiosi, sono Mele i pomi d’oro che Eracle
sottrasse al giardino delle Esperidi in una delle sue fatiche. Infine, è una mela il mezzo con cui la strega cattiva infligge a Biancaneve un sonno stregato, da cui poi la
risveglierà il principe.
Più concretamente, le mele sono il cibo migliore per chiudere in bellezza il pranzo. Almeno, così la pensava il poeta Orazio, ricordando come l’Italia fosse un enorme frutteto.
Furono proprio le legioni dell’Urbe a portare in occidente i saporiti pomi e furono sempre i cittadini di Roma a farli conoscere nelle terre oltre Manica.
Da allora le mele sono presenti sulle tavole, sorta di medici da mangiare. Una mela al giorno toglie il medico di torno: così dice la saggezza popolare, così conferma la scienza
ufficiale.
Le mele contengono antiossidanti, sali, minerali e vitamine. Menzione speciale poi per fruttosio e pectina, che aiutano a tenere sotto controllo la glicemia, rallentando l’assorbimento degli
zuccheri, e ad abbassare il colesterolo. Grazie a tali virtù, il pomo in questione aiuta a a tenere a bada diversi problemi, dal cancro alle malattie cardiovascolari.
Attualmente, l’Italia ospita più di 2000 varietà diverse. Capofila delle regioni è il Trentino Alto Adige, che vanta sia DOP che IGP.
Marchi come la Mela di Valtellina IGP, la cui zona di produzione interessa molti comuni della provincia di Sondrio situati nella regione della Valtellina o la Mela Alto Adige IGP, i cui primi
documenti sulla regolamentazione delle coltivazioni risalgono ai tempi di Carlo Magno. Interessante anche la situazione della Campania, i cui agricoltori curano la Mela Annurca Campana IGP,
chiamata “Regina delle mele” ed inserita nella Storia Naturale di Plinio. Particolarità del frutto è la tecnica di arrossamento a terra, nei cosiddetti melai, dove vengono girate
manualmente man mano che la buccia assume la colorazione rossa.
Infine, merita una citazione la Mela Rossa dei Monti Sibillini, nelle Marche. L’essere una coltivazione tradizionale non ha salvato tale vegetale da un lungo periodo di anonimato,
principalmente dovuto all’incapacità di reggere la pressione del mercato. Recentemente, l’unione degli sforzi della Comunità Montana dei Sibillini e del Presidio Slow Food ha
portato ad una sua parziale rivalorizzazione. La Mela Rossa dei Sibillini è piccola, con una forma irregolare, lievemente schiacciata e con peduncolo molto corto. Note di merito sono
tuttavia la polpa acidula e zuccherina, ed il profumo intenso ed aromatico.
Matteo Clerici
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