Mediazione Conciliazione – Dopo la Sentenza della Corte Costituzionale

Mediazione Conciliazione – Dopo la Sentenza della Corte Costituzionale

Date: Thu, 17 Jan 2013 17:48:50
Subject: Mediazione Conciliazione – Dopo la Sentenza della Corte Costituzionale, Convegno al Palazzo di Giustizia di Milano – Assoedilizia

A s s o e d i l i z i a
Se ne è discusso in un convegno a Palazzo di Giustizia di Milano dopo la sentenza della Corte Costituzionale

MEDIAZIONE: BOCCIATA L’OBBLIGATORIETA’, AUSPICABILE LA SUA DIFFUSIONE VOLONTARIA

Benito Sicchiero
In Italia la “giustizia alternativa”, cioè quella procedura di mediazione e di arbitrato che sostituisce il Tribunale civile nelle liti, alleviando quindi gli oneri degli uffici
giudiziari, stenta a prendere piede.

Lo conferma la decisione della Corte Costituzionale n. 227 del 2012 – tema di un convegno svoltosi  a Palazzo di Giustizia di Milano – che ha bocciato, nei termini che appresso vediamo,
l’obbligatorietà della mediazione tra due litiganti.

Ne hanno discusso, dopo l’introduzione di Paolo Giuggioli, presidente dell’ordine degli avvocati che, ricordiamo, aveva sollevato il caso, i professori e avvocati Marilisa D’Amico (Diritto
costituzionale, Università Statale di Milano,collegata all’Istituto Europa asia presieduto da Achille Colombo Clerici  ),  Massimo Luciani (Diritto costituzionale,
Università “La Sapienza” di Roma), Lotario Dittrich (Procedura civile, Università degli Studi di Trieste).

Riassume D’Amico: con la sentenza n. 272 del 2012, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 5, co. 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28,
nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione, per violazione degli artt. 76 e 77 della Costituzione (c.d. eccesso di delega).

La legge di delega 18 giugno 2009, n. 69 non conteneva tra i principi e i criteri direttivi, vincolanti il decreto legislativo, la previsione di una mediazione obbligatoria destinata alla
conciliazione per determinate controversie in materia civile e commerciale.

In modo coerente a ciò, la Corte ha, altresì, dichiarato costituzionalmente illegittime tutte quelle norme del decreto legislativo n. 28 del 2010 che presupponevano l’obbligo del
previo esperimento della procedura di mediazione.

Con riguardo agli effetti della decisione, occorre distinguere due ambiti.

Prima di tutto, si deve escludere che da questa sentenza, si possa desumere, anche incidentalmente, un qualche vincolo in materia per il legislatore futuro.

Accogliendo la questione di legittimità costituzionale per un vizio relativo al procedimento di formazione del decreto legislativo, la Corte ha lasciato impregiudicate le questioni di
merito.

L’altra problematica concerne le conseguenze “pratiche” della sentenza.

Per le controversie pendenti, che sarebbero ricadute sotto l’art. 5 del d.lgs. n. 28, non si deve più tentare la mediazione (ormai divenuta facoltativa), né alcun giudice
potrà dichiarare l’improcedibilità per quei procedimenti già instaurati, senza aver previamente tentato la mediazione.

Se il legislatore deciderà, come ha già provato a fare, di reintrodurre una disciplina della mediazione obbligatoria analoga a quella del decreto legislativo n. 28 del 2010, le
censure fatte valere contro questo ultimo potranno essere riproposte, con buona possibilità di trovare accoglimento.

In ogni caso, dalla sentenza emerge chiaramente un dato, da cui il legislatore futuro non potrà prescindere: il diritto dell’Unione europea non impone, né consiglia al legislatore
italiano di introdurre una forma obbligatoria di mediazione.

Secondo il Quinto Rapporto ISDACI-Istituto Scientifico per l’Arbitrato, i procedimenti dal picco del 2008 (101.502) sono scesi a 86.083 nel 2010, con una ripresa l’anno successivo (mancano cifre
precise).

Sarebbero pendenti presso i tribunali oltre 800.000 cause condominiali, la grande maggioranza delle quali potrebbero essere risolte dalla mediazione.

Per contro all’estero e nelle controversie internazionali l’ arbitrato è lo strumento principe della risoluzione delle liti.

“Sembra che gli italiani, che per litigiosità si collocano al quarto posto in Europa, anziché accettare un equo compromesso, preferiscano salire sul ring” ha commentato in altra
occasione Livia Pomodoro, presidente del Tribunale di Milano.

E sì che la lungaggine delle cause civili nel nostro Paese è uno dei cinque motivi della diffidenza ad operarvi denunciati dagli investitori esteri, rallentando quindi la ripresa
italiana.
Lo dice la Banca  Mondiale.

Oggi, gli organismi di mediazione iscritti al registro del Ministero della giustizia  sono 948, gli enti formatori accreditati 365 ed i mediatori abilitati circa 40 mila.

I contrari alla legge sono stati fin dall’inizio gli avvocati, per motivi comprensibili, ma la legge aveva attirato anche altre critiche.

Il punto controverso principale, oltre alle modalità di formazione dei mediatori, era l’obbligatorietà del ricorso alla mediazione, esattamente quello che la Corte Costituzionale ha
stabilito essere illegittimo.

Al contrario, i favorevoli al provvedimento – tra cui l’ex procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna, per fare un nome illustre –  sottolineavano che oltre la metà dei processi
civili in Italia si conclude già oggi con un accordo tra le parti, senza quindi che si arrivi alla sentenza, e che il numero delle cause civili è abnorme, oltre al fatto che nei
primi mesi dopo il decreto la mediazione sembrava aver ottenuto buoni risultati.

Foto:
Da sin. Marilisa D’Amico, Anna Puccio, Achille Colombo Clerici

Benito Sicchiero
per Newsfood.com

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