Mattarella a Pantelleria, occasione mancata per rilanciare lo Zibibbo?
2 Agosto 2026
La visita del Presidente della Repubblica sarebbe potuta diventare una grande vetrina per lo Zibibbo, la viticoltura eroica e l’identità agricola di Pantelleria.
Giampietro Comolli: «Chiamarlo semplicemente passito, indebolisce storia e riconoscibilità dello Zibibbo, dell’alberello Pantesco. “Annacqua” e contribuisce a disperdere il vero tesoro dell’Isola».
Newsfood.com, 1 agosto 2026
Mattarella a Pantelleria, forse occasione mancata per rilanciare lo Zibibbo

La visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarebbe potuta diventare una grande vetrina nazionale, e non solo, per lo Zibibbo, la viticoltura eroica e l’identità agricola dell’isola.
Giampietro Comolli: «Chiamarlo semplicemente passito ne indebolisce storia e riconoscibilità».
Pantelleria ha accolto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con una grande festa e con l’omaggio di una confezione di Passito di Pantelleria. Un gesto significativo che, secondo Giampietro Comolli, avrebbe potuto trasformarsi in un messaggio ancora più forte: mettere al centro il nome Zibibbo, la vite che da secoli identifica l’isola, il suo paesaggio e il lavoro di tante famiglie pantesche.
Mattarella a Pantelleria: occasione mancata per puntare sullo Zibibbo
di Giampietro Comolli
Pantelleria in fermento per l’arrivo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un’intera comunità di circa settemila residenti si è mobilitata, con il sindaco Fabrizio D’Ancona a fare gli onori di casa.

Accanto a lui il presidente del Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria, l’amico giornalista Italo Cucci, per molti anni firma e voce autorevole dello sport italiano e ormai da tempo profondamente legato all’isola.
Il Parco è chiamato a tutelare non soltanto l’ambiente e il territorio, ma anche il patrimonio culturale, agricolo e umano di una terra meravigliosa, arsa dal sole e battuta dal vento marino, approdo nei secoli dei popoli e dei naviganti del Mediterraneo.
Un omaggio corretto, ma troppo generico

Vengo subito alla questione che mi sta maggiormente a cuore.
Al Presidente Mattarella è stata donata una confezione di Passito di Pantelleria. Nulla da eccepire: è stato un omaggio giusto, coerente e rispettoso della denominazione.
Ma, con tutti i giornalisti presenti, le testate collegate, gli inviati e i comunicati diffusi, forse, non sarebbe stato meglio parlare con maggiore evidenza di Zibibbo di Pantelleria?
Oppure, almeno, di Zibibbo Passito di Pantelleria?
Il messaggio sarebbe stato più forte e maggiormente coerente con la storia della Perla Nera del Mediterraneo, dove questa vite è coltivata da secoli e ha trovato un’identità irripetibile.
Lo Zibibbo, riconducibile al Moscato d’Alessandria, non è per Pantelleria soltanto una varietà di uva. È paesaggio, lavoro, cultura, economia familiare e memoria collettiva.
Il termine “passito”, al contrario, è generico e utilizzato in moltissime aree vitivinicole del mondo. Identifica un metodo produttivo, ma non racconta da solo l’unicità del luogo.
Zibibbo è invece il nome che fa la differenza. Un patrimonio da difendere
Lo Zibibbo di Pantelleria nasce tradizionalmente per diventare un vino passito. Non occorre nasconderne o attenuarne l’identità dietro una definizione comune a tanti altri vini.
È sorprendente che anche alcune importanti testate nazionali del settore vinicolo abbiano ripreso la comunicazione parlando prevalentemente di passito, senza sottolineare con sufficiente forza il nome Zibibbo.
Qui il Parco Nazionale potrebbe e dovrebbe svolgere un ruolo più incisivo, entrando nel merito della tutela culturale ed economica di questa produzione.
La visita del Presidente è stata anche l’occasione per celebrare i dieci anni di vita del Parco e per ricordare dove arriva il mare italiano, dove si trovano i confini meridionali dell’Europa e quanto l’Italia rappresenti un ponte naturale verso i Paesi dell’Africa mediterranea.
Guardiamo spesso verso nord, alla ricerca di condizioni climatiche più favorevoli e di maggiore produttività economica. Ma dobbiamo tornare a guardare anche verso sud, verso i suoi bisogni, le sue opportunità e le responsabilità che derivano dalla nostra posizione geografica.
Pantelleria e il valore delle aree svantaggiate
Le cosiddette aree svantaggiate non devono essere considerate soltanto territori da assistere. Possono diventare vere risorse economiche, culturali e ambientali.
Pantelleria non può dimenticare né perdere il ruolo della propria viticoltura e dello Zibibbo.
La coltivazione dell’uva sull’isola è difficile, costosa e faticosa. È una forma autentica di viticoltura eroica, affidata spesso a piccole aziende e famiglie che lavorano appezzamenti frammentati, esposti al sole, al vento e alla salsedine.
Se questa attività non viene adeguatamente sostenuta e remunerata, il rischio non è soltanto perdere qualche bottiglia di vino. Si rischia di perdere il presidio umano del territorio, il paesaggio e una parte essenziale dell’identità pantesca.
Tre patrimoni da custodire
Pantelleria concentra un patrimonio culturale e agricolo di eccezionale valore.

Il primo elemento è il giardino pantesco, una struttura circolare in pietra realizzata per proteggere dal vento e dalla salsedine alberi da frutto come agrumi e ulivi.
Il secondo è rappresentato dai muretti a secco, testimonianza di un’antica sapienza costruttiva ma anche soluzione pratica per coltivare terreni difficili, scoscesi e continuamente esposti all’erosione.

Il terzo è l’alberello pantesco, il particolare sistema di coltivazione dello Zibibbo modellato nei secoli in funzione del clima, del terreno e della scarsità d’acqua.
La vite viene allevata molto vicino al suolo, all’interno di conche che la proteggono dal vento e aiutano a conservare l’umidità. Non si tratta soltanto di una tecnica agricola, ma di un insieme di conoscenze tramandate di generazione in generazione.
Zibibbo: Un vino figlio del terreno vulcanico
Non bisogna poi dimenticare il suolo sul quale vive lo Zibibbo.
È un terreno vulcanico, scuro, minerale, ricco di microelementi e influenzato dalla vicinanza del mare. Sole, vento, salinità e forti escursioni contribuiscono a creare condizioni irripetibili.
È questo insieme di elementi a rendere il vino di Pantelleria diverso dagli altri vini dolci e aromatici prodotti in Sicilia o nel resto del Mediterraneo.
Il vino ottenuto dallo Zibibbo coltivato a Pantelleria possiede un’identità distinta rispetto ai Moscati prodotti nelle aree di Trapani, Erice, Noto o Siracusa.
Per questo continuo ad auspicare una tutela ancora più forte e riconoscibile, fino alla possibilità di una denominazione di vertice interamente legata all’isola.
Pantelleria deve restare al centro dell’etichetta
Da tempo si discute della possibilità o dell’opportunità di affiancare con maggiore evidenza il nome Sicilia alle denominazioni legate a Pantelleria.
Personalmente considero questa scelta rischiosa. Pantelleria appartiene amministrativamente alla Sicilia, ma possiede caratteristiche geografiche, agricole, culturali e produttive talmente specifiche da richiedere una comunicazione autonoma e immediatamente riconoscibile.
Il nome Sicilia può avere una grande forza promozionale internazionale. Tuttavia, non dovrebbe mai mettere in secondo piano Pantelleria né confondere il consumatore sulla provenienza e sull’identità del vino.
Sarebbe interessante verificare come fosse formulata l’etichetta della bottiglia donata al Presidente Mattarella dal produttore Benedetto Renda, titolare delle Cantine Pellegrino e presidente del Consorzio di tutela.
Non per alimentare polemiche, ma per comprendere quale messaggio territoriale venga oggi realmente trasmesso al consumatore.
Un’occasione che non deve andare definitivamente perduta

La visita del Presidente Mattarella è stata una giornata importante per Pantelleria.
Ha portato attenzione nazionale sull’isola, sulle sue istituzioni e sul valore delle isole minori. Ma avrebbe potuto offrire anche una straordinaria occasione per far conoscere agli italiani la difficile situazione della viticoltura pantesca.
Quell’occasione, almeno in parte, è stata persa. Non è però troppo tardi.
Il Parco, il Comune, il Consorzio, i produttori e le istituzioni regionali e nazionali possono ancora costruire una strategia comune nella quale la parola Zibibbo torni finalmente al centro.
Perché senza i viticoltori, senza l’alberello pantesco e senza un giusto riconoscimento economico del loro lavoro, Pantelleria rischia di perdere molto più di un vino.
Rischia di perdere una parte di sé stessa. Ma anche la Sicilia e l’Italia.
Box – Perché “Zibibbo” è più forte di “passito”
Passito indica genericamente un vino prodotto attraverso l’appassimento delle uve.
Zibibbo identifica invece:
- una varietà storicamente legata a Pantelleria;
- una cultura agricola tramandata nei secoli;
- un particolare paesaggio rurale;
- una forma di viticoltura eroica;
- il lavoro di tante famiglie dell’isola;
- un patrimonio distintivo e immediatamente riconoscibile.
Per questo, secondo Comolli, la comunicazione dovrebbe partire dal nome Zibibbo di Pantelleria, evitando che l’identità dell’isola venga diluita in espressioni troppo generiche.
Zibibbo è Pantelleria – Pantelleria è Zibibbo
Radiografia oggi dello Zibibbo: che cosa è e dove è
Dati e breve storia
Prospettive
A Pantelleria la vera crisi è l’abbandono dei vigneti e delle cantine; non c’è una nuova generazione. Gli ultimi 6-7 anni di governance ha disilluso le promesse. Prezzi delle uve bassi, prezzi di bottiglie ” fantomatiche Pantelleria Liquoroso” che invadono a 4-8 euro tutti i supermercati senza nessuna “etichetta parlante di origine” come sarebbe giusto verso il consumatore.
Nuove generazioni preferiscono abbandonare le vigne. La politica Regione Sicilia, Provincia di Trapani, il Consorzio di tutela che ha anche l’erga omnes per cui decide anche per le 12 cantine non associate… hanno sbagliato progetto e programma dell’OCM e Piano regionale di sviluppo agricolo. Il Parco Nazionale “deve” intromettersi a favore della situazione di crisi ambientale, contestuale, territoriale, sostenibile. I viticoltori “devono” costituire una associazione per il commercio dell’uva che curi il prezzo “equo”. Occorre che il comune apra non un tavolo, ma “deve” diffondere un modello di assistenza sul territorio e di esportazione fuori il territorio come simbolo di Pantelleria. Restano 4-5 cantine che possono- volendo – ribaltare la situazione dandosi nuove regole, un marchio promocommerciale e una DOCG unica territoriale basata solo su “Zibibbo 100%” facendo la stessa cosa del Prosecco, una DO super piccola o DOCG , super pregiata nel nome dell’unicità Zibibbo-Pantelleria. Ma 3 cantine grandi non vogliono la DOCG!!! Zibibbo può essere considerato sinonimo di Pantelleria dopo 3000 anni di convivenza-mariage indissolubile?
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici
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